La crisi di governo alimenta un interesse diffuso sulle forme della democrazia e le possibilità di migliorarla.

Ci si interroga su: come avere governi che mirino al bene collettivo, che non siano oggetto di “ricatti” e manipolazioni “partitiche” e che siano stabili in modo da soddisfare gli impegni e le necessità di un paese.

Come piudemocraziaitalia, intendiamo dare il nostro contributo a questa riflessione.

Assistiamo ad un dialogo tra i partiti per la formazione di un governo.
Ci pare corretto che il dialogo avvenga tra partiti diversi che hanno ottenuto significativi consensi elettorali. Questo li rende “Rappresentativi”.

Un sistema elettorale “maggioritario” (da alcuni ipotizzato come soluzione alle crisi ricorrenti) invece non sarebbe rappresentativo ed un “partito solo al potere” sarebbe una grave e pericolosa limitazione della democrazia.

Come rendere stabili i governi di coalizione, rappresentativi delle diverse tendenze di opinione presenti nella società?
Occorre la collegialità, vale a dire una serie di regole di comportamento che impediscano che un organo dello stato (il Governo) diventi oggetto “ad uso” dei partiti che ne fanno parte.

Il primo passo é quello degli “accordi di Governo”.
Ci pare di poter dire che un “programma di Governo”, redatto in modo chiaro e trasparente tra i partiti, è un elemento nuovo e positivo. Questo “programma”, chiaro e trasparente, impedisce che l’accordo si riduca ad un misero “inciucio” tra partiti.

Auspichiamo che questa prassi si consolidi e resti in vigore anche in futuro, qualsiasi saranno i partiti che si troveranno a condurre simili trattative.

Considerando le funzioni diverse del Parlamento (legislativo) e del Governo (esecutivo) ed il doveroso rispetto dell’autonomia dell’organo legislativo in una democrazia parlamentare, occorre precisare che il “Programma di Governo” deve limitarsi a vincolare i membri del Governo a presentare PROPOSTE al Parlamento, il quale deve essere poi libero di approvarle o di rifiutarle, sempre ricordando che i rappresentanti sono “senza vincolo di mandato”.

Oltre a questa precisazione, ci pare di dover dire che la gestione del “programma di governo”, dopo che il Governo si è formato, può e deve migliorare.
Può arricchirsi con la esperienza dei “Governi rappresentativi e collegiali” maturata per esempio in Svizzera.
La “Collegialità”, necessaria quando i governi sono gestiti da partiti diversi (come riteniamo opportuno che sia), consente di fare emergere gli aspetti positivi presenti nei partiti in cooperazione e ridurre i loro difetti correggendoli vicendevolmente.
La collegialità però funziona compiutamente solo se ben strutturata.
Il limite di questa carente strutturazione è apparso molto chiaro durante il governo precedente (M5S-Lega) ed in particolare in occasione della sua fine.
Ci soffermiamo quindi, brevemente, sugli aspetti essenziali e sulle regole della strutturazione di un “governo rappresentativo e collegiale”.

Immaginiamo, ed anzi auspichiamo, un governo RAPPRESENTATIVO: fatto di rappresentanti indicati da , almeno, i partiti maggiori.

Per esempio e facendo riferimento alla situazione attuale:
M5s – PD – Lega .

– i tre partiti maggiori indicano, per designare i ministri, nomi di persone che siano anche ” di mediazione ” .

– quindi, per esempio : non Renzi, non Salvini ed anche non Di Maio. Comunque mai un ” capo partito ” .

– presidente del Consiglio sia : persona super partes , non iscritto ad uno dei partiti (per esempio: Conte).

– durante il mandato i ministri sono tenuti alla COLLEGIALITA : le divergenze le dirimono in consiglio, non in pubblico.
In pubblico non possono esprimere opinioni personali nè ” del partito ”.

– chi trasgedisce la collegialità deve dimettersi.

Auspichiamo che tra i punti del “programma di governo” (oggi e in futuro) si consolidi in particolare l’ultimo dei punti: le controversie si dirimono nel Consiglio, i membri del Governo quando sono in pubblico si esprimono a titolo dell’ORGANO DELLO STATO di cui fano parte.
Il ministro che trasgredisce la regola, viene gentilmente dimesso.
In questo modo il Governo conserva la sua funzione di “Organo dello Stato” e cessa di essere un “palcoscenico dei partiti” che ne fanno parte.
Inoltre il Parlamento stesso recupera la sua funzione, che è quella di legiferare esprimendosi sui contenuti di ogni legge, non è quella di “votare a favore o contro il governo”.

Non stiamo inventando niente: stiamo solo descrivendo il sistema svizzero degli “ESECUTIVI RAPPRESENTATIVI A-PARTITICI E COLLEGIALI”, diffusi a tutti i livelli: federale, cantonale, comunale (sebbene con diversità locali e diversi metodi elettorali).

Aggiungiamo la seguente constatazione.
I governi a-partitici rappresentativi e collegiali hanno la proprietà di migliorare anche
la cultura civile mediamente diffusa: il fatto che i partiti non possano usare il Governo per “mettersi in mostra”, riduce anche il partitismo nella forma della “tifoseria” purtroppo diffusa anche tra i cittadini. Le opinioni politiche si concetrano di più sui contenuti.

Concludiamo con alcune considerazioni sulla trattativa in corso in queste ore.
Senza tentare di espirmere un giudizio, punto per punto, sulle proposte della
più recente bozza del “Programma di governo”, nel quale alcuni punti ci pare possano essere giudicati positivamente, altri negativamente, ci soffermiamo solo su quello che ci pare sia l’inconveniente più grave: nella lista dei 10 punti proposti come base dell’accordo ci pare ne manchino alcuni importanti.

Ricordiamo che già nel 2007, vennero raccolte delle firme per tre leggi di iniziativa popolare. Le leggi erano sinteticamente indicate come:
– “Ridateci le preferenze”.
– “Parlamento pulito” … vale a dire: no a parlamentari condannati.
– “Due mandati” … vale a dire: no al professionalismo politico.
Il successo di quella raccolta fu eccezionale: in una sola giornata (sui 6 mesi disponibili) vennero raccolte quasi sette volte il numero di firme necessarie.

E’ triste constatare che, 12 anni dopo, quelle tre proposte di legge non siano ancora state nemmeno discusse in Parlamento.

Ci pare quindi che il punto mancante nella proposta del “Programma di governo”, ora in discussione, potrebbe essere espresso in modo anche molto sintetico e nella forma
molto generica seguente:
– migliorare e rafforzare gli strumenti di democrazia diretta.
Ovviamente a questo punto si collegherebbero facilmente (e doverosamente) altri punti concernenti: il miglioramento della democrazia rappresentativa, l’introduzione di strumenti di democrazia partecipativa e regole di vita democratica nei partiti.
Il governo precedente, aveva proposto un nuovo strumento di democrazia diretta ( detto: “Referendum Propositivo”), portandolo fino alla approvazione alla Camera in prima lettura.

Ci interroghiamo sul come mai il tema sia assente nella nuova proposta di programma.
Riteniamo opportuno che il tema “strumenti di democrazia” ed in particolare “democrazia diretta”, non venga trascurato, e che compaia in questo e nei futuri programmi, eventualmente anche solo con strumenti seplici ma efficaci come per esempio il “Referendum obbligatorio di ratifica” per leggi che concernono i legislatori (come, per esempio, le leggi elettorali). Questo strumento, più semplice e meno innovativo del “referendum propositivo”, constatiamo essere generalmente molto condiviso tra i cittadini italiani di orientamenti politici anche diversi.

Caldamente invitiamo il partito che si era fatto promotore di quelle iniziative a non dimenticare quei temi: ci paiono fondamentali per la democrazia e speriamo che trovino consenso tra tutti i partiti che hanno a cuore la democrazia e tra tutti i democratici.

Riteniamo che il “movimento per la democrazia”, che di fatto esiste ed é sempre più presente in Italia, si unisca e si consolidi
per fare in modo che questi punti non siano dimenticati nè ora nè mai.

Come Piudemocraziaitalia ci impegnamo a fare il possibile perchè questo avvenga.

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