I PARTITI HANNO DEI PROBLEMI, LE ASSOCIAZIONI A-PARTITICHE DI CITTADINI LI RISOLVONO.

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1 – INTRODUZIONE
Un partito politico è quella organizzazione politica che  persegue i propri obiettivi mirando a fare eleggere rappresentanti negli organi legislativi ed esecutivi.
Questo modo di fare politica è molto diffuso, in certi contesti è  indispensabile che esista ( tanto che molti lo danno come per “scontato”), ma non è l’unico.
L’altro modo di fare politica è quello del :
– gruppo di interesse a-partitico.
(Detto anche in sociologia “gruppo di pressione”).
Questo metodo di fare politica consiste nel perseguire alcuni obiettivi politici, ben definiti, propagandando gli obiettivi e facendo leva sulla popolazione affinchè i partiti (possibilmente tutti, o almeno più di uno)  sostengano quegli obiettivi negli organi decisionali in modo che si concretizzino in leggi. Il “gruppo di interesse”, a differenza di un partito, non presenta proprie “liste elettorali” in caso di elezioni ma agisce in modo che gli obiettivi del gruppo si realizzino.

Nel seguito esamineremo i vantaggi e gli svantaggi dei due modi di fare politica e come sia indispensabile che i due sistemi di fare politica siano entrambi attivi. Questo soprattutto nei sistemi democratici dove sia in vigore la democrazia solo rappresentativa, dato che gli strumenti di democrazia diretta sono normalmente stati introdotti (Svizzera, … California, …) precisamente grazie all’azione di gruppi di interesse e non da partiti (se non indirettamente) e questo è accaduto per le ragioni che illustreremo.
Quando e dove poi esiste la democrazia diretta moderna, il modo di fare polittica mediante “gruppi di interesse” è naturalmente presente e ben noto ai cittadini, dato che i “comitati di iniziativa” che promuovono le “iniziative legislative” non sono altro che “gruppi di interesse” specifici normalmente scollegati dai partiti politici.

2- I LIMITI DEI PARTITI POLITICI, LA METAFORA DELLA BOTTEGA
Nei paesi dove non esiste o è poco utilizzata la democrazia diretta, spesso si da per scontato che il metodo « partitico » di fare politica ( consistente nel fare eleggere propri rappresentanti negli organi decisionali) sia l’unico possibile per realizzare obiettivi politici.
La storia e la sociologia ci dicono il contrario e ci dicono che i partiti politici hanno oggettivamente e sistematicamente dei limiti nella loro azione.

Questi limiti non sono legati a « cattiva volontà » e non dipendo dai programmi dei partiti, ma sono intrisenci al fatto stesso di svolgere il ruolo del partito e determinati dalla fatto stesso di partecipare direttamente ad elezioni, presentando propri candidati.
E’ il fatto stesso di dover risultare vincenti nella democratica competizione elettorale a generare lo specifico modo di fare e di essere dei partiti, con i problemi ed i limiti che ne derivano.

Questi limiti sono esemplificabili, facilmente, tramite la metafora seguente.
Supponiamo una bottega, per esempio una salumeria, ed immaginiamo che un salumiere si convinca che la mortadella è buona e faccia bene alla salute.

Allora, se è un buon salumiere, si sforzerà di :

– mettere la mortadella in vetrina ed eventualmente anche usarla come insegna della sua bottega.
– cercherà di impedire che altri bottegai offrano la mortadella.
– cercherà di vendere la mortadella al prezzo più elevato possibile.

Così facendo l’onesto e buon bottegaio, sebbene convinto della bontà della mortadella, di fatto è indotto dal suo stesso mestiere di bottegaio ad agire in modo di ridurre il consumo della mortadella.

Quando invece i cittadini scoprono che la mortadella è buona, agiscono nel modo seguente :

– cercano di fare si che tutte la salumerie la vendano.
– cecando di fare si che il prezzo della mortadella sia il più basso possibile.

Questa metafora esemplifica in modo molto semplice ed intuitivo la differenza tra i partiti ed i gruppi di interesse.

Ma al di la della metafora la storia italiana recente offre ottimi spunti di reflessione ed esempi. Nel 2007 si costituì quello che di fatto era un gruppo di interesse che propose tre leggi di iniziativa popolare , efficacemente sintetizzate nelle frasi :

– Due mandati poi a casa.
– Parlamento pulito.
– Ridateci le preferenze.

Semplici cittadini, come anche elettori e simpatizzanti di partiti politici diversi e disparati, attratti dal contenuto delle proposte, semplice e condivisibile, accorsero numerosi a firmare. Questo grazie al fatto che l’iniziativa non partiva da nessuno che avesse presentato liste elettorali nè si proponeva di farlo e quindi non era « in concorrenza » con altri partiti.

In un pomeriggio (8 settembre 2007) si raccolsero 350 mila firme : sette volte il numero necessario per una legge di iniziativa popolare italiana (50 mila firme), in un lasso di tempo che era un 360esimo del tempo disponibile (6 mesi): un record planetario.

I promotori e gli attivisti del medesimo gruppo di interesse, alcuni anni dopo decisero di presentare candidati ad elezioni politiche, pur meritevolmente dichiarando di « non voler essere un partito » costituirono un partito.

Le leggi per le quali si erano raccolte le firme e che avrebbero dovuto essere leggi dello stato e valere per tutti :
– due mandati poi a casa.
– Parlamento pulito.

Diventarono l’ « insegna del partito » : gli stessi promotori della raccolta delle firme, diventati il principale partito nel Parlamento, evitano di trasformare in legge – valida – per – tutti quello che preferiscono oggi usare come « insegna ».
Anche il punto :

– ridateci le preferenze.
Lo si usa all’interno della « piattaforma decisionale del partito », invece di essere una legge dello Stato, valida per tutti i partiti. E questo « esercizio delle preferenze », sebbene confinato all’interno del partito, lo si realizza anche con molte difficoltà e resistenze nel partito stesso, dato che i “vertici” del partito sono giocoforza indotti a preferire certi candidati a certi altri. Occorre prendere atto che il meccanismo delle “preferenze”, previsto dalla Costituzione italiana e rivendicato dai cittadini in una iniziativa popolare dal successo clamoroso, non piace e viene contrastato dai partiti (anche da quelli che, pur meritevolmente non volendo incappare nei difetti dei partiti e vorrebbero “non essere un partito”, ne svolgono la funzione). Questo rende più difficile il lavoro dei gruppi di interesse (come vedremo in seguito)

Eppure, nonostante questi limiti, il partito M5S resta di certo all’avanguardia nella battaglia per la democrazia nel nostro paese : i temi di cui stiamo discutendo sono molto presenti in quel partito. Inoltre quel partito ha presentato la proposta di modifica della costituzione per l’introduzione della leggi di iniziativa popolare a voto popolare (detta « referendum propositivo »).

Il caso del M5S mette ben in evidenza un fatto, già noto  e comprensibile, che il ruolo (del bottegaio o del partito … ecc ecc) determina certi comportamenti, a prescindere dalla volontà e dai programmi.

3 -PARTITO, VANTAGGI E SVANTAGGI
Come si è detto, un partito è una organizzazione che si prefigge degli scopi politici mediante l’elezione di rappresentanti negli organi decisionali (legislativo ed esecutivo).
Questo metodo per fare politica presenta i seguenti vantaggi e svantaggi:

– Vantaggi
1°) può intervenire direttamente nel processo legislativo.
2°) ha una grande visibilità, e “mediaticità”, soprattutto se il numero di eletti è importante.

– Svantaggi
1°) Le proposte politiche tendono a diventare “bandiere elettorali del partito” e non si vuole che si diffondano o che altri le condividano. Spesso non si vuole nemmeno che si realizzino per poterle conservare ed agitare in quanto “strumenti di propaganda elettorale”.
2°) I partiti o le organizzazioni “vicine” e che sostengono idee simili, diventano “concorrenti elettorali” o potenziali concorrenti: questo indebolisce ed allontana la realizzabilità delle proposte politiche le quali, da “obiettivi da raggiungere”, diventano “strumenti elettorali” utili per essere “agitati” possibilmente senza essere mai raggiunti.
3°) Il partito esige aiuti e sostegno per la sua campagna elettorale. Quindi esige ed anche attira l’interesse di lobby economiche, finanziarie soprattutto quando dispongono di media influenti e gruppi di pressione che offriranno “strumenti elettorali” in cambio di “interventi legislativi”.
4°) obbliga il partito a definire una “linea” su tutti i temi della vita politica e sociale, anche se gli obiettivi effettivi e iniziali erano invece ristretti (anche se magari molto importanti).
5°) Attira opportunisti e profittatori, desiderosi di “accedere a posti”.
6°) Attiva il “fanatismo di gruppo” per il quale il “bene collettivo” degenera in “Bene del gruppo” e faziosita’.
7°) I cittadini comprendono perfettamente tutto questo e diffidano delle promesse di chi parla concludendo il suo discorso con un: “e quindi … votate per me” : i partiti hanno meno credibilità. Esempio : un « V day », organizzato oggi dal M5S, avrebbe meno successo.

I rimendi possibili a quella che è stata definita come « la degenerazione oligarchica dei partiti », sono di certo:
– l’eliminazione del monopolio del potere legislativo, mediante l’introduzione di strumenti di democrazia diretta moderna.
Serve inoltre una legislazione che imponga :
– il rispetto dei programmi elettorali.
– Strumenti di democrazia all’interno dei partiti.
– Esecutivi collegiali (dove i maggiori partiti fanno parte obbligatoriamente dell’esecutivo, il quale perde quindi una connotazione partitica).
– Sistemi elettorali proporzionali che consentano le preferenze, soprattutto se anche attribuibili a candidati in liste diverse.

Questi ed altri strumenti è per altro decisamente poco probabile che vengano introdotti dai partiti stessi senza la « pressione » dei « gruppi di interesse » (detti anche « gruppi di pressione »), da parte dei cittadini.

4- GRUPPO DI INTERESSE – VANTAGGI E SVANTAGGI
Come detto in precedenza : il presentarsi ad elezioni non è il solo metodo per raggiungere un obiettivo politico e sociale. Spesso non è il più opportuno e non è il più efficace.

L’alternativa al “partito politico” è il “gruppo di interesse”.

Un “gruppo di interesse” è una associazione che riunisce aderenti ed attivisti allo scopo di raggiungere UN UNICO oppure un LIMITATO INSIEME DI OBIETTIVI, agendo in tutti i modi possibili per forzare il potere politico, in TUTTE le sue possibili componenti, a realizzare gli obiettivi.
I gruppi di pressione democratici e popolari in genere agiscono sull’opinione pubblica in modo tale che il potere politico sia indotto a non trascurare l’esigenza.

I gruppi di interesse agiscono in modo tale da fare si che la concorrenza stessa, esistente tra i pariti, li spinga a realizzare gli obiettivi : il « partito A » introdurrà la legge “X” nel timore che lo faccia « il partito B ».

I gruppi di interesse, non partecipano direttamente alle elezioni con loro liste (diventerebbero dei partiti ed incapperebbero negli inconvenienti conseguenti), ma colgono l’occasione delle elezioni per « fare pressione » sui partiti e candidati, per esempio facendo circolare « questionari » dove i candidati si debbano esprimere sui temi e facendo conoscere le risposte dei candidati agli elettori.

– Vantaggi:
1) il gruppo di interesse, sebbene abbia meno visibilità, ha in genere molto maggiore credibilità presso l’opinione pubblica che non i partiti.
2) Può raccogliere forze molto più numerose e disparate dall’esterno, dato che non crea reazioni di « concorrenza » tra attivisti e simpatizzanti di partiti diversi e, all’interno stesso del gruppo, non ci si disperde nel “discutere su tutto” e nel cercare l’unità anche su temi che dividono.
3) Può sfruttare la disponibilità di molti rappresentanti politici e non solo dei “propri”, in concorrenza con altri e quindi tendenzialmente emarginati e che si emarginano.
4) Il gruppo di interesse non partecipa direttamente alla attività legislativa e pertanto i suo attivisti non sono in “conflitto di interessi” nemmeno quando gli obiettivi concernono le prerogative dei legislatori stessi.
5) Corre meno il rischio di “imbarcare” carrieristi ed opportunisti, quindi sono più stabili nel perseguire gli obiettivi.

– Svantaggi
1°) l’azione legislativa è sistematicamente INDIRETTA e questo (oltre ad esser un vantaggio) rappresenta una difficoltà.
2°) Possono avere maggiore difficoltà ad accedere ai media ed ottenere visibilità.

Il vocabolo “gruppo di interesse » o « di pressione” (sebbene sociologicamente corretto) non è immediatamente chiaro, potrebbe essere utilizzata l’espressione: “Lobby dei cittadini”.
Spesso viene utilizzato come sinonimo il vocabolo “Movimento”, il quale però in realtà è un’altra cosa.

5- COSA E’ UN « MOVIMENTO ».
Si dice “Movimento resistenziale” oppure “movimento risorgimentale” per designare quell’insieme di partiti, gruppi, associazioni ed anche singole personalità che agivano di fatto, anche se spesso in modo scoordinato o persino contrastato e in disaccordo, per il raggiungimento di uno scopo storicamente e politicamente determinato, per esempio:
– la cacciata dei nazifascisti dall’Italia.
– l’unità d’Italia.
… ecc ecc.

Per esemplificare, diciamo che : il M5S quindi NON è un “movimento” e nemmeno è un “gruppo di interesse” (ma lo è stato, e molto efficace, al tempo dei V day), ma è un partito che fa parte del più ampio “movimento per il rafforzamento della democrazia e la lotta alla degenerazione oligarchica dei partiti nel paese”.

6- RIFERIMENTI STORICI E LETTERARI
Già la Repubblica di Venezia aveva affrontato il problema legato al fatto che i partiti sono indotti a fare gli interessi del partito, nel loro impegno elettorale, più che non gli interessi della collettività.

L’associazione tra persone era libera, ma era dichiarato ineleggibile a qualsiasi carica chiunque fosse identificabile con un partito o un gruppo di interesse : le cariche pubbliche erano attribuibili esclusivamente a cittadini indipendenti [C. Lane “Storia di Venezia”, Einaudi].

Lotte politiche molto importanti sono state vinte da “gruppi di interesse” e non da partiti.
Per esempio:
– la democrazia diretta in Svizzera ed negli stati USA dove esiste.
– la lotta all’apparteid di Mandela.
– la lotta per l’integrazione dei neri americani.

Altre opere e studi, in ordine cronologico inverso :

1°) contemporaneo – Il giornalista Massimo Fini: “Sono i partiti il cancro del sistema”
(Articolo purtroppo tolto dalla rete, http://www.massimofini.it/articoli/sono-i-partiti-il-cancro-del-sistema).
2°) anni ’80. Berlinguer, in “La questione morale”. (a partire da: “I partiti sono macchine di potere …”).
3°) Anni 50. Adriano Olivetti: “Democrazia senza partiti” ed Comunita’.
4°) anni ’40. Simone Weill “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”. https://it.wikipedia….­
5°) primi anni ‘900. Ostrogorski,
https://it.wikipedia….­
6°) fine ‘800 primi ‘900, gli “elitisti” : Gaetano Mosca, Michels, Pareto. Ed anche (in modo diverso) Max Weber.
Sebbene in modi differenziati, e spesso facendo seguire alle critiche al sistema parlamentare, snaturato dal meccanismo partitico, delle conclusioni a favore di dittature (esempio: Michels).
Al contrario Ostrogorski è particolarmente interessante perchè indica soluzioni nel potenziamento della democrazia :
– democrazia diretta.
– partiti su temi specifici e « a tempo limitato » dato che gli inconvenienti nascono : «  … quando un partito politico, intende prolungare la propria esistenza » .

7 pensieri riguardo “I DUE MODI DI FARE POLITICA : PARTITICO E A-PARTITICO

  1. Aggiungerei che molti non vogliono distinguere le due funzioni ed anzi cercano di passare da una all’altra a seconda della convenienza.
    Per quanto riguarda la democrazia rappresentativa è protetta dalle liste di partito e peggio dalla mancanza di un voto preferenziale completamente disgiunto e questo rende difficile la vita dei gruppi di interesse.
    Dobbiamo tornare al proporzionale puro.
    Alle elezioni ora si vota per un partito ed i gruppi di pressione non possono scegliere ed eleggere candidati trasversali disposti ad appoggiare i loro manifesti politici.
    Sogno elezioni basate su collegi piccoli nei quali i candidati sono eletti proporzionalmente con il voto singolo trasferibile o derivati. Resterà un sogno?? Direi di sì senza la pressione di un forte gruppo di interesse.

    1. Grazie del commento, Roberto.
      Cerchero’ di inserire la considerazione (che mi pare molto calzante) del fatto che la legge elettorale attuale (italiana) non consente di votare per candidati (potendo quindi elezionare i “migliori”) ma solo “partitizzare” le elezioni (alla faccia del “ridateci le preferenze” del V_day … ).

      Non mi soffermerei pero’ troppo sui sistemi elettorali: il tema di certo è importantissimo ma non possiamo parlare di tutto, ed il testo e’ gia’ lunghetto … .

      Ti pare?

    2. Ho sperimentato con successo l’introduzione delle preferenze negative.
      Ho accertato la compatibilità sia con un sistema Schulze sia con il mio VPT, derivato dal voto singolo trasferibile.
      Sono in fase di test con i set di scrutini utilizzati per testare i metodi da cui il mio lavoro deriva.
      Alla fine passerò a dati reali di elezioni disponibili per produrre una tabella delle differenze.
      Purtroppo non ho dati reali sul voto negativo perché attualmente non è basato su preferenze.

  2. Ho cercato di integrare i suggerimenti di Roberto (e Nicola, da telegram). Pur cercando di restare sintetico.
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    Cap 2- dopo il tema “preferenze”.

    “Occorre prendere atto che il meccanismo delle “preferenze”, previsto dalla Costituzione italiana e rivendicato dai cittadini in una iniziativa popolare dal successo clamoroso, non piace e viene contrastato dai partiti (anche da quelli che, pur meritevolmente non volendo incappare nei difetti dei partiti e vorrebbero “non essere un partito”, ne svolgono la funzione). Questo rende più difficile il lavoro dei gruppi di interesse (come vedremo in seguito)”.

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    Cap 3.
    ai punti “rimedi” sono aggiunti i punti seguenti:

    “– Esecutivi collegiali (dove i maggiori partiti fanno parte obbligatoriamente dell’esecutivo, il quale perde quindi una connotazione partitica).
    – Sistemi elettorali proporzionali che consentano le preferenze, soprattutto se anche a candidati in liste diverse.”

    1. In pratica.
      1. Si deve costringere a fare sempre una gestione della cosa pubblica NON di parte ma frutto di maggioranze ottenute per compromessi e non vittorie.
      2. Se ogni candidato o è indipendente o fa riferimento al programma elettorale di un partito ed il voto si esprime per una serie di preferenze alternative i partiti otterranno comunque la misura della loro forza ma non potranno garantirsi alcuni posti automaticamente.
      Distinguere tra candidati e partiti aumenta la scalabilità ed il ricambio nei partiti tramite una migliorata capacità dei cittadini di scegliere.

  3. Caro Roberto,
    ho introdotto delle modifiche per chiarire l’importanza delle preferenze, ed anche per mettere in evidenza la “contraddizione” vissuta dal M5S sul tema (suggerimento di Nicola).

    Non capisco se il tuo messagigo qui sopra si riferisce alla versione precedente (dove i temi erano trattati, ma forse con meno enfasi), o se si tratta di altre proposte addizionali.

    Faccio conunque presente che il tema di fondo e’, e raccomando che resti: partiti- gruppi a/partitici.
    Eviterei di approfondire troppo temi specifici (sebbene di certo importanti), come il tema del sistema elettorale che mi pare affrontato nel testo attuale in modo equilibrato rispotto al tema centrale.

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    raccomando che le proposte di modifica del testo siano indicate come tali ed avvengano nella forma:
    – indicazione del punto del testo che si suggerisce di modificare / integrare, possibilmente con l’indicazione del:
    – capitolo.
    – copia incolla del testo o del suo inizio … fine. (colore *1)
    – proposta del nuovo testo e/o del testo da integrare (colore *2).
    – discussione eventuale.
    – inserzione del nuovo testo nel testo di base (colore *2).
    – visione da parte dei partecipanti.
    – consenso.
    – eliminazione colore *2 dal testo di base.

    In certi forum (da me utiizzati durante quasi un ventennio) il processo qui sopra era facilitato dal fatto di poter disporre di colori:
    *1 = blu.
    *2 = rosso.

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