OfficinaDemocrazia
“Come ottenere :
INFORMAZIONE
LIBERA ED
INDIPENDENTE”
Sintesi del testo integrale scaricabile da:
http://files.meetup.com/1274856/ILI_short_OffDem-v4.pdf
(Il testo originale à stato redatto con il “metodo del consenso” : cercando e trovando
il consenso unanime tra chi partecipa alla discussione e informando man mano, tutti
gli iscritti al forum del meetup, del consenso parziale raggiunto).
= = =
INTRODUZIONE: IL PROBLEMA
La libertà di informazione è uno dei capisaldi della democrazia. L’informazione influenza
l’opinione pubblica e questa determina le scelte prese democraticamente.
L’interresse di lobby e potentati nell’influenzare l’opinione pubblica è molto elevato, anche e
soprattutto dove esistono strumenti di democrazia diretta, dato che i cittadini sono chiamati
ad esprimersi frequentemente. Il “Libretto delle votazioni” (strumento pubblico, gratuito e
pluralista di informazione redatto dalle autorità competenti in occasione di votazioni popolari
con la collaborazione delle organizzazioni per il SI e per il NO) è uno strumento
indispensabile per la democrazia diretta, ma normalmente interviene quando l’opinione
pubblica si è già formata.
D’altro canto l’informazione (su carta o TV) attraverso i soli propri incassi da vendite e
pubblicità, non produce ricavi sufficienti e questo espone le imprese mediatiche alla esigenza
di richiedere sostegni finanziari che risultano “interessati”. Secondo Robert Dahl una
informazione libera ed indipendente, “non è solo parte della definizione della democrazia, ne
è un requisito fondamentale”.
CRITERI GENERALI PER LA RIFORMA DEI MEDIA
Il problema enunciato proponiamo sia risolto seguendo i principi generali seguenti:
1) Sancire l’importanza di primario interesse pubblico di una informazione libera. Essa è
una componente necessaria per il buon funzionamento della democrazia.
L’informazione dovrebbe quindi essere vista, di principio, come un servizio pubblico
di cui il “controllo qualità ” sia gestito dai beneficiari del servizio.
2) Stabilire che la libertà di informazione esige come condizione imprescindibile e
necessaria un effettivo pluralismo delle fonti. Se e quando l’informazione è finanziata
da enti privati, al cittadino serve la conoscenza dei finanziatori, la trasparenza dei
finanziamenti e della loro origine. Va affermato il principio che i sistemi informativi
hanno il dovere di informare prima di tutto su sè stessi, sulla proprietà, sui loro bilanci.
Quando l’informazione è finanziata (anche solo parzialmente) con fondi pubblici la
gestione deve coinvolgere i beneficiari del servizio vale a dire i cittadini che
dimostrino di essere lettori – spettatori abitudinari ( abbonati / in regola con il canone
… ecc). In questi casi cittadini eserciteranno il loro potere mediante strumenti
democratici.
3) Riconoscere al bene “informazione” uno status differente da quello di semplice merce
e quindi stabilire per le imprese mediatiche una forma di gestione con una propria
esclusiva tipicità che ne garantisca l’effettiva trasparenza ed indipendenza anche
finanziaria, senza controlli e condizionamenti se non quelli provenienti dal
lettore/spettatore che deve essere messo in condizione di poter controllare e
determinare la qualità della informazione.
LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI ALLA GESTIONE DEI MEDIA
La rilevanza sociale della informazione ci pare imponga leggi che realizzino le condizioni
seguenti:
A) L’informazione finanziata con fondi pubblici va gestita e controllata democraticamente dai
beneficiari del servizio: i cittadini. Questi eleggeranno gli organi direttivi dell’ente. Le
elezioni (a cadenze regolari) saranno precedute da programmi e pubblicazioni grazie ai quali i
nuovi candidati esporranno le loro critiche alla gestione precedente e presenteranno le loro
proposte di programmi e linee editoriali future.
B) Le imprese mediatiche che ricevono sussidi pubblici devono essere obbligate ad integrare
nei loro organi decisionali dei “controllori” del servizio, che agiranno come al punto
precedente seguendo le indicazioni espresse dai cittadini, fruitori regolari del canale di
informazione. La parte privata di finanziamento del media dovrà comunque essere resa
pubblica, nota e trasparente.
C) E’ ammessa l‘esistenza di imprese mediatiche che non beneficino di fondi pubblici. In
questo caso il media deve rendere ben visibile e ben evidente l’elenco dei proprietari e/o
finanziatori del media.
Sopra a tutto va istituito un “Organo Superiore di Servizio e Controllo della Libertà ed
Indipendenza della Informazione” (OSSC), costituito da esperti indipendenti e presieduto dal
Presidente della Repubblica anche a rimarcare l’analogia tra l’ indipendenza della
informazione come quella della Magistratura.
L’ OSSC ha il compito di monitorare continuamente lo stato della indipendenza della
informazione, segnalare risultati positivi ed eventuali carenze, rinforzare presso i cittadini la
conoscenza del sistema di informazione e le capacità di controllo e di critica da parte dei
cittadini stessi nei confronti del sistema informativo. Redige un rapporto annuale indirizzato
alla cittadinanza e trasmesso dai media. Sostiene ed informa i rappresentanti dei cittadini negli
organi di governo delle imprese mediatiche e ne controlla la regolarità delle elezioni e la
libertà delle funzioni.
In sintesi:
IL CDA DELLA RAI LO ELEGGANO I CITTADINI IN
REGOLA CON IL CANONE !
= = =
TESTO COMPLETO:
= = =
Informazione Libera ed Indipendente
OfficinaDemocrazia
Come ottenere :
INFORMAZIONELIBERA ED INDIPENDENTE
http://www.meetup.com/l-officina
Proposta preparatoria,
in vista di un:
disegno di legge
Proposta di Leonello Zaquini
Discussa ed approvata da: Officina Democrazia
durante la riunione skype del 3.11.2010.
2.5. 2011
1
Informazione Libera ed Indipendente
INDICE
Table des matières
INDICE…………………………………………………………………………………………………………………..2
INTRODUZIONE…………………………………………………………………………………………………….3
SENZA INFORMAZIONE LIBERA ED INDIPENDENTE NON C’E’ DEMOCRAZIA. .3
LE VIE PER IL CONTROLLO ED IL CONDIZIONAMENTO DEI MEDIA…………………3
CRITERI PER LA RIFORMA DEI MEDIA……………………………………………………………….4
SOLUZIONI, IN GENERALE…………………………………………………………………………………..5
LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI ALLA GESTIONE DEI MEDIA………………….7
CONCLUSIONI……………………………………………………………………………………………………….8
2
Informazione Libera ed Indipendente
INTRODUZIONE
La libertà di informazione è uno dei capisaldi del liberalismo e della democrazia moderne.
Per questa ragione essa è, almeno formalmente, garantita dalle Costituzioni e dai sistemi
giuridici di tutti i paesi democratici oggi esistenti.
Ciò nonostante, in tutti paesi identificabili come democratici, tale libertà è di fatto e, seppur
a diversi livelli e con cospicue differenze tra un paese ed un altro, una libertà solo formale. In
concreto tale libertà è, ovunque, lontana dall’assicurare ai cittadini un valido strumento per la
comprensione dei fenomeni sociali e politici. Comprensione indispensabile per l’esercizio
competente ed efficace della democrazia.
La libertà di impresa mediale è in genere assicurata giuridicamente e, a volte, persino
incoraggiata. Eppure, come in altri settori commerciali, il puro gioco della concorrenza pare
insufficiente a garantire le condizioni liberistiche del mercato e quindi, in questo settore, non
è garantita non solo l’efficacia del “servizio” ma anche il pluralismo dei punti di vista. I media
creano l’opinione pubblica e l’opinione pubblica viene blandita come dominatrice. Da lei
vengono fatti discendere tutti i poteri, è giudicata e presentata, quindi, come onnipotente. Di
certo per questo su di essa convergono quindi gli sforzi per manipolarla, eterodirigerla,
renderla dipendente e non autonoma.
Questa realtà, seppur in forme e con gradi diversi, è presente o si sta concretizzando in tutti i
paesi del mondo. Il problema è planetario.
La situazione Italiana è tale da fare ritenere che all’avanguardia siamo noi, sulla strada del
degrado.
SENZA INFORMAZIONE LIBERA ED INDIPENDENTE NON C’E’
DEMOCRAZIA
Per quanto tenui o persino aleatorie possano essere le forme della democrazia, i cittadini, cioè
il popolo degli elettori, non solo rappresenta il fondamento e la fonte unica della legittimità
del potere ma svolge in essa a tutti gli effetti il ruolo di uno degli organi dello Stato [1].
Se il popolo quindi non dispone degli strumenti plurimi, diversificati e se questi strumenti non
sono anche corretti ed adeguati, questo “organo dello Stato”, fondamento dell’autorità di tutti
gli altri, non potrà identificare le scelte più opportune per l’insieme della collettività.
La manipolazione della informazione e la conseguente manipolazione della pubblica
opinione trasforma i più aberranti interessi particolari in “interesse pubblico”.
In questa situazione la democrazia non esiste più ed il suo pagliaccesco simulacro non
riproduce nessuno dei vantaggi.
Secondo Robert Dahl una informazione libera ed indipendente, “non è solo parte della
definizione della democrazia, ne è un requisito fondamentale” [2].
LE VIE PER IL CONTROLLO ED IL CONDIZIONAMENTO DEI MEDIA
Un primo elemento che permetterebbe all’informazione di rappresentare uno strumento utile
ai cittadini nell’esercizio della democrazia sarebbe il pluralismo.
Per assicurare la pluralità dei punti di vista, occorrerebbe che le imprese mediatiche
potessero essere effettivamente autonome ed oggettivamente indipendenti. E’ questo un ideale
difficile da ottenersi se ci si limita ad una quadro di libera imprenditoria. Infatti anche in
questo caso, ideale, evidentemente l’insieme di queste imprese, avrebbe comunque alcuni
3
Informazione Libera ed Indipendente
interessi comuni. Operando in un unico settore merceologico e utilizzando le medesime
tecnologie, il loro effettivo “pluralismo” non sarebbe affatto assicurabile, anche in condizioni
assolutamente ideali di totale indipendenza ed autosufficienza economica e decisionale. Se
pure indipendenti, probabilmente i media adotterebbero un’unica posizione contro o a favore
certe norme concernenti il loro modi di operare, difendendo i loro interessi comuni. Il
pluralismo verrebbe meno e l’opinione pubblica sarebbe, ancora una volta, controllata.
Il pluralismo è una delle condizioni di certo necessarie, ma probabilmente non è, lui da
solo, ancora sufficiente. Un efficace servizio informativo al cittadino, cioè a quell’Organo
dello Stato che rappresenta il fondamento della sovranità e di tutti i poteri, non può
evidentemente essere ispirato dalla semplice regola: “qualsiasi informazione è valida, a
prescindere da qualità e contenuti a condizione che sia pluralista”. Al tempo stesso la qualità,
indispensabile, non è definibile a priori, mediante regole. Le regole, che verranno presentante
in seguito, fissano semplicemente le condizioni del controllo democratico.
Tornando all’esame della situazione attuale, va sottolineato il fatto che le condizioni
concrete in cui operano oggi le imprese mediali rendono ancora più irraggiungibile questo
pluralismo già di per sé ideale e presumibilmente insufficiente. Secondo lo studio di Jean-
Marie Charon per il caso francese [3] una impresa editoriale ha un bilancio dove le spese sono
coperte da voci di finanziamento distribuite all’incirca nelle proporzioni seguenti:
33% – pubblicità.
33% – vendita diretta del prodotto.
33% – sostegni o finanziamenti pubblici tra diretti (finanziamenti) e indiretti (esenzione di
imposte, pagamento spese postali, … ecc.)
Un’impresa editoriale nel settore dei media, pertanto, genera perdite per circa la metà del
proprio giro d’affari. In queste condizioni quindi l’imprenditore non ha i requisiti per essere,
lui stesso, “libero”. E’ condizionato dal:
– mercato della pubblicità (che può evolvere in forma monopolista).
– il sistema politico.
CRITERI PER LA RIFORMA DEI MEDIA
Tra le attuali emergenze democratiche va quindi annoverata anche una vera riforma,
legislativa e non, che costruisca le condizioni strutturali sia per garantire la libertà di
informazione sia per fondare i diritti dei lettori-consumatori.
Per essere efficace, essa deve perseguire i seguenti criteri:
1) Sancire la rilevanza di primario interesse pubblico d’una informazione libera, quale
componente necessaria per l’esistenza di una democrazia.
2) Stabilire che la libertà di informazione esige come condizione imprescindibile e
necessaria un effettivo pluralismo delle fonti.
3) Identificare i cittadini e la loro informazione come uno dei poteri e uno degli organi
dello Stato la cui autonomia ed indipendenza dagli altri poteri o da altri centri di potere
(lobbies e centri di influenza, altri organi dello Stato o partiti … ecc ecc) va garantita
come lo sono altri poteri dello Stato (per esempio la Magistratura).
4) Riconoscere che la dinamica del libero mercato non è sufficiente, di per sè, a
proteggerlo dalla degenerazione monopolistica e pertanto mettere in atto strumenti
particolari di sorveglianza e controllo che impediscano questa degenerazione
soprattutto nel campo della informazione.
4
Informazione Libera ed Indipendente
5) Riconoscere che il controllo politico quand’anche esercitato da rappresentanti eletti e
sulla base di regole note, non è una forma di protezione da ingerenze irrispettose degli
interessi della collettività ma è, al contrario, una forma addizionale e pesantissima di
coercizione e di sudditanza, lesiva della dignità e della indipendenza della
informazione. Il potere di controllo dei sistemi di informazione da parte della
collettività va esercitato in modo diretto e non mediato dai rappresentanti.
6) Riconoscere al bene informazione uno status differente da quello di semplice merce e
quindi stabilire per le imprese editoriali una forma di governance con una propria
esclusiva tipicità che ne garantisca l’effettiva indipendenza anche finanziaria, senza
controlli e condizionamenti se non provenienti dal lettore/spettatore.
7) Considerare basilare la presenza del lettore-consumatore tra i protagonisti del processo
informativo, questo attribuendo a lui e solo a lui strumenti effettivi e poteri concreti di
controllo e selezione sia dei prodotti ma anche del management e sulle scelte editoriali
delle imprese mediali.
8) Mettere in atto interventi e strumenti per sviluppare le capacità all’esercizio di queste
funzioni di controllo e di questi nuovi poteri da parte del lettore/spettatore, anche
estendendo ed assicurandogli la possibilità di esercitare lui stesso la funzione di
informatore affiancandosi agli informatori professionisti.
9) Affermare il principio basilare della trasparenza nei sistemi informativi: questi hanno
il dovere di informare prima di tutto su sè stessi e principalmente sulla proprietà, sui i
bilanci, il numero dei lettori-spettatori, il numero e la tipologia degli sponsors, i canali
di raccolta della pubblicità.
10) Promuovere attività ed interventi al fine di responsabilizzare e educare il cittadino sul
tema dell’informazione libera e indipendente e sull’importanza dell’informarsi
costantemente e correttamente.
SOLUZIONI, IN GENERALE
E’ doveroso riconoscere al privato finanziatore dell’impresa di informazione il potere
decisionale corrispondente alla corretta quota-parte della sua proprietà, ed è altrettanto
doveroso riconoscere alla collettività il diritto di esprimersi per la quotaparte di sua
competenza. Trattandosi manifestamente di una attività necessitante un continuo
finanziamento esterno, tale iniziativa va a tutti gli effetti considerata come una multi
proprietà.
– Si può consentire all’imprenditore che volesse sottrarsi a questo condizionamento di
farlo, ma allora il suo prodotto non può beneficiare dei vantaggi, dei sussidi, delle
esenzioni dalle imposte e della facilitazione all’acquisto di mezzi (carta, riduzione di
spese postali per la spedizione … ) .
– Per le imprese mediali che invece intendono beneficiare di queste sovvenzioni, vanno
definite le modalità dell’esercizio della sovranità pubblica che queste imprese sono
tenute ad accettare come corrispettivo di queste sovvenzioni dirette o indirette.
Tale sovranità o controllo pubblico non può essere esercitato dai “rappresentanti politici”, i
quali in un sistema di divisione di poteri devono essere visti come il potere che deve essere
controllato dal potere dei media. Il controllato deve essere quindi escluso dal controllo.
Questo controllo deve quindi essere esercitato per quanto possibile direttamente, dai fruitori
sterssi del servizi: lettori e spettatori.
5
Informazione Libera ed Indipendente
Il modello al quale ci si ispira è quello secondo cui la proprietà di un giornale o di un
canale di comunicazione spetta per la parte corrispondente ai sussidi pubblici (quindi 1/3 della
proprietà) ai destinatari del servizio: i lettori e gli spettatori.
Nelle forme che indicheremo, i proprietari privati, dovranno accettare la condivisione del
potere di controllo con un organo che consenta questo controllo ai lettori/spettatori.
La proprietà di un tale tipo di società non deve prevedere la possibilità di variazioni
dell’azionariato al di sopra dei limiti fissati alla divisione della proprietà.
Inoltre la forma societaria dovrà ispirarsi a quella dell’azionariato diffuso nel quale il
controllo sia gestito dai manager.
Vanno assicurati i seguenti requisiti ed esigenze:
– il principio della trasparenza esige che il lettore-spettatore sia informato sulla origine e
tipologia dei finanziamenti
– Le attività multimediali interamente pubbliche (es. radio e televisione) sono completamente
controllate dai lettori -spettatori e gestite interamente da rappresentanti dei cittadini eletti
direttamente dai lettori/spettatori, come indicato in seguito. Sono rigorosamente sottratte alla
ingerenza dei rappresentanti politici
– Sopra a tutto è istituito un “Organo Superiore di Servizio e Controllo della Libertà ed
Indipendenza della Informazione” (OSSC), presieduto dal Presidente della Repubblica anche
a rimarcare l’analogia tra l’ indipendenza della informazione come quella della Magistratura.
L’Organo Superiore di Servizio e Controllo, non ha però funzioni nè organizzative nè
gestionali e nemmeno di “autogoverno” del sistema informativo. Tanto meno l’Organo ha
compiti legislativi. L’Organo Superiore di Servizio e Controllo non si rivolge nè agli editori
nè ai giornalisti e tanto meno ai politici, ma direttamente ai cittadini. Ha il compito di
monitorare continuamente lo stato della indipendenza della informazione, segnalare risultati
positivi ed eventuali carenze, promuove iniziative per potenziare presso i cittadini la
conoscenza del sistema di informazione e le capacità di controllo e di critica da parte dei
cittadini stessi nei confronti del sistema informativo. Questo organismo ha il compito di
aiutare i cittadini ad imparare a conoscere e criticare il loro sistema informativo (così come gli
scienziati riescono efficacemente a criticare il loro specifico sistema di informazioni).
L’Organo Superiore di Servizio e Controllo svolge il proprio compito esclusivamente sulla
base della propria autorità morale e culturale che esercita attraverso le sue iniziative. Redige
un rapporto annuale indirizzato alla cittadinanza e trasmesso dai media. Sostiene ed informa i
rappresentanti dei cittadini negli organi di governo delle imprese mediatiche (come vedremo
in seguito) e ne controlla la regolarità delle elezioni e la libertà delle funzioni.
Enti puplici o privati, associazioni o anche semplici cittadini possono rivolgere all’ Organo
Superiore di Servizio e Controllo dell’Informazione richieste di informazione su differenti
temi. L’Organo deve avere i mezzi ed il potere di coinvolgere i migliori specialisti sui temi
specifici e deve fornire gratuitamente questo servizio di informazione ai cittadini o enti
richiedenti.
L’OSSC redige e pubblica altresì studi sui temi oggetto votazioni popolari in occasione di
referendum ed iniziative popolari. In questo caso il risultato di questi studi deve raccogliere e
presentare, in capitoli succinti esaustivi e separati tra di loro, sia le opinioni favorevoli che le
contrarie: gli argomenti a favore e gli argomenti a sfavore. Inoltre (in un capitolo a parte) sarà
raccolto un panorama delle soluzioni esistite storicamente o adottate in altri paesi. Questi
studi, raccolti in pubblicazioni succinte, vanno resi disponibili gratuitamente a spese dello
stato e senza necessità di specifica richiesta preventiva.
6
Informazione Libera ed Indipendente
Fanno parte di questo organo (l’ OSSC) personalità di chiara fama del mondo della cultura,
dell’arte e della scienza ed anche del giornalismo ma solo se alla fine della loro carriera e in
condizioni indipendenza certa. Possono essere sia italiani che (per 1/3 massimo) stranieri e
sono in tutto 12. Essi sono nominati per un periodo di 7 anni, per 1/3 dal Presidente della
Repubblica, 1/3 da giornalisti professionisti, 1/3 eletti direttamente dai cittadini su una rosa di
nomi di auto-candidati che soddisfino i requisiti richiesti.
LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI ALLA GESTIONE DEI MEDIA
Il principio è quello per cui l’informazione è il principale organo di controllo di quell’organo
dello Stato che sono i cittadini. Deve essere indipendente in quanto altrimenti non può
controllare chi va controllato. Si deve anche soddisfare un criterio di equità: chi paga (quindi
gli spettatori / lettori) abbia il potere di gestire.
Imprese private che beneficiano di aiuti e cospicue sovvenzioni pubbliche devono accettare
la cogestione pubblica. L’esigenza del pluralismo della informazione implica il pluralismo
delle forme di finanziamento delle imprese mediali. La fonte di finanziamento della pubblicità
è ammesso, a condizione che questo mercato non sia monopolistico (compito dell’ OSSC sarà
di vigilare su questo). Deve per altro essere possibile poter rinunciare a questa forma di
finanziamento, in questo caso il finanziamento pubblico sarà più importante e la presenza dei
rappresentanti dei lettori/spettatori negli organi di gestione aumenterà di conseguenza.
Il contributo dei cittadini alla informazione è di due tipi:
1° – i cittadini devono essere visti come sorgente di informazione.
2° – i cittadini sono i controllori ed i gestori della informazione che ricevono.Vista l’entità
media dei finanziamenti, si stabilisce che l’azionariato privato, quando intende beneficiare
delle sovvenzioni pubbliche, è affiancato da rappresentanti dei lettori/spettatori come fossero
rappresentanti per 1/3 della proprietà (2/3 in caso di rinuncia alla pubblicità).
La proprietà privata, pur se frammentata nel rispetto delle quote prescritte di partecipazione
nel rispetto delle esigenze antitrust, nominerà i 2/3 del consiglio di amministrazione (1/3 in
caso di rinuncia alla pubblicità). La parte restante sarà eletta direttamente dai lettori/spettatori
in grado di dimostrare di essere beneficiari costanti del servizio, per esempio in quanto
abbonati (nel caso di giornali a pagamento) o perché possono altrimenti testimoniare e
dimostrare di essere in condizione di leggere quotidianamente il giornale (soprattutto nel caso
di giornali gratuiti).
I candidati si presentano autonomamente o sulla base di associazioni dei lettori/spettatori e
sono selezionati attraverso un sistema di primarie dove espongono (attraverso il media stesso,
in rubriche specializzate e obbligatorie ) le intenzioni programmatiche e la proposta di linea
editoriale. Le votazioni posso essere espresse per via elettronica o mediante l’uso di carte di
credito (così come ormai si accetta infatti anche il pagamento degli abbonamenti).
L’eletto al compito di rappresentanza dei lettori/spettatori di imprese mediali private
sovvenzionate, ha un mandato di quattro anni. In caso di imprese mediali interamente
pubbliche (radio o televisioni) non esistono i 2/3 di partecipazione privata ed i fruitori del
servizio/spettatori, dispongono del potere di nomina direttamente del management dello
specifico canale. Il diritto di voto lo si acquisisce al momento del pagamento del canone. Per
il resto, le procedure di presentazione dei candidati e di selezione sono identiche.
Gli eletti alla direzione del management (direttori dei canali televisivi e radio) restano in
carica per due anni. Tutta la procedura elettorale è sorvegliata dall’ Organo Superiore di
Servizio e Controllo, al quale è possibili presentare ricorsi.
L’OSSC è attivo e a disposizione degli eletti dai cittadini per informazioni, indicazioni,
suggerimenti o forme diverse di sostegno.
7
Informazione Libera ed Indipendente
CONCLUSIONI
Il presente documento è frutto di una lunga discussione pubblica svoltasi nel sito OFFICINA
DEMOCRAZIA sul tema: “Informazione libera ed indipendente”. Esso rappresenta una
proposta di precisazione e definizione del punto 6 dell’appello “Cittadini e non sudditi”.
Il presente documento è stato redatto anche tenendo conto ed anzi a tratti proprio ricalcando il
“libro blu” dal titolo “Sullo stato della libertà dei media – proposte per una politica
riformatrice” di Enzo Marzo [6] della società PANNUNZIO che è stato oggetto di commenti
molto positivi nella discussione citata. Altri contributi sono venuti da cittadini interessati e
competenti.
Una prima discussione, dal vivo, ha avuto luogo durante il seminario di Verona il 6-7 febbraio
2010, altre sono avvenute via skype.
[1] A. Auer, “Constitutional justice and democracy by referendum”, atti del convegno; Ed.
Europe Council; Strasbourg, 1995;
[2] R.D.Dahl, “Sulla democrazia”, Roma-Bari 2000;
[3] J.M. Charon, “La presse quotidienne », Ed. La découverte, Paris 2005 ;
[4] M. Loporcaro, “Cattive notizie”, Ed. Feltrinelli, Milano 2006;
[5] B. Lopez, “La casta dei giornali », Ed. Stampa alternativa, Padova 2007;
[6] E. Marzo, “Le voci del padrone”, Ed. Dedalo, 2006
Dall’appello “Cittadini e non sudditi”:
6 – “Va perseguita e difesa l’informazione libera ed
indipendente. Gli organi dirigenti dei mezzi di
informazione pubblici vanno designati mediante
elezione popolare e non attraverso nomina partitica. I
monopoli privati vanno impediti in tutti i campi ed in
particolar modo in quello della informazione”.
