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    • #3714 Score: 0
      Leonello Zaquini
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      Riporto da FB:
      https://www.facebook.com/groups/quorumzeropiudemocrazia/?multi_permalinks=3239649776122265&comment_id=3252089561544953&notif_id=1599040471276934&notif_t=feedback_reaction_generic&ref=notif
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      Continuo intimamente a pensare che, nel fondo, Marx ci avesse visto giusto. La caduta tendenziale del saggio di profitto provocherà la fine del capitalismo. Non lo farà direttamente, perché il capitalismo ha saputo finora trovare i sui accorgimenti prima diversificando sistema produzione fordista e prodotto finale per il mercato ( general motors capi’ che produrre un solo tipo di auto avrebbe presto saturato il mercato e che le persone vogliono distinguersi attraverso i prodotti) poi accettando le critiche keynesiane e accettando forme di ingresso del pubblico nel capitalismo ( che favori’ soprattutto nell’Europa postbellica un’allocazione di risorse verso settori produttivi e infrastrutturali che sarebbero stati impossibili al privato), poi destrutturando la produzione fordista e costruendo distretti industriali flessibili e con imprese di medie dimensioni ( al fine di depotenziare il confitto di “ classe” nel luogo di lavoro. Caso Italia è emblematico), infine spostando il baricentro dell’accumulo dalla economia diretta a quella finanziaria. Lo farà dunque indirettamente.
      Per salvarsi il capitalismo divenuto finanziario è diventato, come ci ricorda Sennett, irrazionale e incapace di basare strategie a lungo termine di produttività. ( il numero abnorme di imprese che chiudono non avendo problemi di produzione ma finanziari lo dimostra)
      Per far fronte a questa incapacità sempre più costitutiva di produzione razionale ( cioè non rispondente alle logiche della finanza) il capitalismo non potrà far altro che affidarsi ciecamente all’unica religione dell’uomo moderno ovvero la tecnica ( non occorr scomodare Gunther Anders )
      La tecnica obbligherà ad una crescente robotizzazione del sistema produttivo e il capitalismo si vedrà incapace di “creare” nuovi settori ( come fu il terziario anno 89/90)per non provocare una caduta tendenziale di domanda per causa disoccupazione. L’aumento della produttività sarà inversamente proporzionale alla caduta della domanda e questo minerà o finirà per minare il plesso stesso su cui si basa il capitalismo ovvero il capitale.
      Inoltre questi rivolgimenti si troveranno a far fronte con un sistema/pianeta( utilizzo volontariamente il linguaggio capitalista) sempre più problematico. Un sistema produttivo autorizzato e potenzialmente limitato dovrà limitarsi perché il pianeta è invece limitato e anzi tendente a ridursi nella sua possibilità di darci i suoi frutti.
      Per tutte queste ragioni il SOCIALISMO sarà dunque inevitabile. Per non ridurre la domanda ( automazione) per eliminare L irrazionalità eterodiretta dalla finanza ( riportare la centralità nell’economia reale) e per migliorare la produttività a risorse scarse ( eliminando la frenesia del profitto per il profitto)
      Ma in attesa che questo avverrà, perché questo avverrà ( non voglio prendere in considerazione una guerra nucleare per il momento) uno crede davvero nel socialismo, a prescindere della sua inevitabilità, cosa deve fare (domanda di Cernisesky ripresa da Lenin) ?
      È giusto aspettare se si ritiene il socialismo giusto?
      È giusto far fare ai robot e alla natura quello che gli esseri umani dovrebbero capire razionalmente e eticamente?
      E del resto lo abbiamo già visto. Far fare le cose alle guerra genera Stalin e Hitler.
      Chi potrà evitare che non si arrivi infine ad un socialismo autoritario e repressivo ( se gli esseri umani non capiscono qualcuno glielo farà capire con le armi) onnipervasivo e “formichesco”?
      Ecco perché mai oggi più che mai bisogna darsi da fare e non aspettare eventi che saranno drammatici.
      Ritorniamo alla domanda: che fare?
      La via classica è per me oggi impercorribile. Costituire il partito comunista serve come processo di appartenenza identitaria ma non risolve affatto il “ core “ della questione. Anche se prendesse il 51% alle elezioni un partito comunista non potrebbe oggi spostare gli equilibri e le logiche di produzione e di posizionamento dell’individuo nella società.
      Inoltre la democrazia parlamentare prende tempo, esige compromessi continui e impone una logica di produzione performativa fatta di scadenze elettorali!!!!
      I socialisti devono invece “dialetticamente “ attualizzare Marx e il pensiero comunista e formulare davvero una NUOVA piattaforma di idee che passi dalla logica della resistenza a quella dell affermazione.
      Perché? Semplice. Oggi in media ogni individuo possiede diecimila oggetti. Nessuno al momento seguirebbe il partito dal transito dalla dittatura del capitale a quella del proletariato!!!
      E dunque ripensare il socialismo in maniera nuova e ambiziosa.
      Ma attivamente che fare?
      Ebbene in attesa che questo pensiero emerga e sia consapevole di se’, occorre radicalmente democratizzare la società!!!! Intendiamoci: favorirne il più possibile i processi di democratizzazione!
      – nella politica. A mio avviso il modello da seguire non è quello parlamentare ( o meglio non solo) ma quello svizzero della democrazia diretta e referendaria. Favorire davvero non l’espressione di voto ma la partecipazione democratica dei cittadini ai temi di interesse collettivo !!!
      -nella società. Noi crediamo solo nella tecnica e nella tecnologia. Bisognerebbe passare dal fideismo all’adesione razionale e etica. Capire cos’è la scienza, come ragiona, come opera, come avanza come si connette alla tecnica ecc ecc dovrebbero essere i veri argomenti di dibattito nella società. Favorirne in tutti i modi il dibattito è compito di un socialista a mi avviso.
      – nella produzione. Non solo nei sui assetti. Vecchio problema: può esistere democrazia sostanziale se non c’è democrazia in fabbrica? Ma operiamo dialetticamente la questione può esistere davvero la democrazia se non esiste la democrazia nel prodotto della produzione? Bisogna ragionare su cosa produrre e perché produrlo! Bisogna dibattute sul consumo e su come consumare!
      Mi fermo qua c’è molto, molto da fare!!!
    • #3715 Score: 0
      Leonello Zaquini
      Moderatore
      46 punti
      marx non aveva previsto il new deal
      il capitalismo consumocentrico si fonda sulla stessa istanza di benessere minimo che. animava i marxisti
      con la sola differenza che tutto si svolgeva secondp natura (omeostasi del libero mercato), mentre quegli altri andavano contro natura e per riuscirci dovevano prima render tutti schiavi
      se il marxismo (prescrittivo) fosse davvero marxiano (descrittivo) dovrebbe autoestinguersi

      = = =

      stalin non l’ha prodotto la guerra, ma il marxismo applicato alla realta’
      ma: arucazz’a tenit’a capa?

      = ==

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      Auteur
      Alessandro Vignozzi

      su proprio tutto nemmeno noi si può essere d’accordo. Ho trovato molto interessanti e non banali le riflessioni dell’ amico

      Incardona Marco

      che è uno storico e come noi vuole restituire più Sovranitá ai Cittadini (c’è un punto dove ne parla).

      Sulle magnifiche sorti e progressive del modello capitalistico ho forti dubbi anzi credo che in una Terra finita la crescita infinita derivsnte da wuesto modello è impossibile e ci sta portando alla sesta estinzione di massa che comprende il pur evoluto ma non previdente homo sapiens.
      Sul modo di governare invece lo sai che siamo in forte sintonia. W l’arengo.

      = = =

      • Questa risposta è stata modificata 2 settimane, 3 giorni fa da Leonello Zaquini.
    • #3717 Score: 0
      Leonello Zaquini
      Moderatore
      46 punti
      Caro Luca (

      Luca Raiteri

      ) grazie per averci fatto conoscere questa interessante riflessione di Marco

      Incardona Marco

      .

      Grazie anche ad

      Alessandro Vignozzi

      per le considerazioni.

      Il tema e’ molto importante ed interessante : servirebbe un socialismo – democratico .
      Come mai invece esistono solo esempi di capitalismo – democratico ?
      Ho molto riflettuto sul tema , ponendomi anche la domanda : come ha potuto Lenin vivere 17 anni in Svizzera senza capire niente di questo paese e di democrazia ?
      Proprio qui in Svizzera ( dove sapete che vivo e frequento in locale circolo anarchico , di cui qui esiste una fortissima tradizione) ho scoperto che all’ origine di questa tragica carenza c ‘ era proprio Marx.
      Marx era un genio in economia ma non ha mai capito niente di politica .
      Esattanente come Lenin … e tanti altri , fino a ” quelli di sinistra ” in tutto il mondo oggi. Marx era un ” elitista ” : il partito ” guida” ma
      – chi guida il partito che guida ?
      quelli “di sinistra ” non si sono mai posti la domanda . Con il risultato che le loro ” societa’ socialiste ” pur anche prosperando economicamente non stanno in piedi politicamente.
      La caduta tendenziale del saggio del profitto era una ” previsione ” , oggi realizzatasi e nota come : ” finanziarizzazione ” . Complimenti a Marx.
      Ma peccato che Marx non avesse mai dato ascolto alle critiche che ( ho scoperto qui in Svizzera , anche nella biblioteca del circolo anarchico ) gli anarchici gli dicevano e scrivevano.
      Ci sono dei testi di Bakunin da lasciare stupefatti come quello dove descrive : ” come sarebbe la societa’ se i socialisti marxisti prenderanno il potere ” : i paesi dell’est europa descritti 100 anni prima !
      Appena posso vi passo dei link .
      Dovremmo trovare un posto per aporofondire la discussione perche’ trovo che sia molto importante : ma “faccebucche ” preferisce che tutto si perda … occorre evitarlo.
    • #3718 Score: 0
      Leonello Zaquini
      Moderatore
      46 punti

      Qui alcuni nterventi sul “Pensiero anarchico”:

      Bakunin ( 1872) in “Stato ed anachia”,

      ma anche ( inaspettatamente) S. Agostino.

      https://www.meetup.com/it-IT/l-officina/messages/boards/thread/6117822/0#24493306

    • #3719 Score: 0
      Leonello Zaquini
      Moderatore
      46 punti

      Da un altro mio intervento (in una rivista “di sinistra”):
      http://www.operaicontro.it/2017/03/22/la-democrazia-diretta-e-la-democrazia-rappresentativa/
      = = =

      Il socialista Karl Bûrkli (fondatore della sezione di Zurigo della prima internazionale dei lavoratori nel 1860 e promotore delle democrazia diretta in Svizzera) polemizzava con Marx, suo coetaneo, sostenendo che “non sarà una dittatura a permettere la transizione alla estinzione dello stato, ma semmai la democrazia diretta”.

      150 anni dopo, possiamo constatare che la critica di Bürkli alla “dittatura” ritenuta “salvifica” (critica che era anche di moltissimi altri, membri della 1° internazionale dei lavoratori molti dei quali animatori della Comune di Parigi la quale adotto’ diversi strumenti di democrazia diretta ), se la critica 150 fa poteva sembrare una “profezia”, oggi invece e’ un dato di fatto ormai scontato ed assolutamente evidente: le “dittature proletarie salvifiche” non salvano nemmeno se’ stesse e neppure i “dittatori proletari” … .

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