Home Forums 1 – Cosa è la democrazia 3 – LA DEMOCRAZIA PERMETTE DI IDENTIFICARE MEGLIO IL BENE COMUNE.

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    portavoce
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    Prevedere il futuro non è mai facile, anzi si può dire che è proprio impossibile. E però prendere una decisione comporta sempre una approssimazione di questa previsione delle conseguenze future della decisione.

    Anche chi, invece di mirare al bene comune, mira al « massimo vantaggio personale » fa questa previsione ed anche lui delle volte ci azzecca e delle volte si sbaglia, nonostante che nel suo caso la previsione sia più semplice dato che si tratta di valutare le conseguenze della decisione su una sola persona.

    Possiamo valutare i diversi sistemi politici e socialii rispetto alla loro attitudine all’identificazione del bene comune.

    Identificare il bene comune non è mai facile, ma almeno occorre sforzarsi di farlo.

    Il Re di una monarchia ereditaria, non sarà mai particolarmente motivato a ricercare il bene comune, ma sa bene che suo figlio erediterà il regno.
    Pertanto sarà motivato a fare sì che, questo regno, non degeneri troppo.
    Se proprio non é imbecille (cosa che per altro può capitare ed è capitata), eviterà di nuocere troppo alla società, anche a costo di « mandare a quel paese » qualche invadente lobbysta, presente nella sua corte.

    Un normale dittatore , si trova a gestire il potere disponendone in modo simile a quello del Re della monarchia ereditaria.
    Ma, a differenza del Re ereditario, non ha nessuna remora ed approfitterà di tutte le proposte convenienti per sè e par la sua « corte » (magari anche quella costituita dalla nobiltà dei funzionari « marxisti – proletari »).

    La differenza tra la monarchia ereditaria e la dittatura non ereditaria, è consistente ed ha fatto sì che le monarchie siano resistite millenni, le dittature invece si barcamenano per qualche decennio poi sprofondano sistematicamente nel marasma della corruzione, nonostante che chi le fa partire sia spesso un onestissimo « eroe nazionale ».

    Esaminiamo il caso di una banale « democrazia rappresentativa ».
    Caso banale e oggi considerato normale, ma presumiamo che la democrazia rappresentativa sia ancora sana.
    Vale a dire che presumiamo che i rappresentanti siano rappresentanti EFFETTIVI : dicono e votano quello che pensano come fossero dei cittadini loro stessi, e che quindi non sia presente il fenomeno (purtroppo ineluttabile, in mancanza di correttivi) del partitismo consistente nel fatto che rappresentanti degenerano nel ruolo di « funzionari del partito mandante ».

    In questo contesto consideriamo che si debba prendere una decisione.
    Ci sarà chi dice : « A ».
    E poi ci sarà chi dice. « B ».

    Chi dice « A » vede in « B » delle conseguenze negative.
    Chi dice « B » le conseguenze negative vede in « A ».

    Supponiamo che nè « A » nè « B » abbiano « la maggioranza ».

    Allora ci si ascolta e si cerca un « C » che sia la mediazione ed il compromesso tale per cui gli inconvenienti presunti di « A » e di « B » scompaiano o almeno risultino ridotti.

    « C » otterrà la maggioranza ed è evidente che la soluzione « C » è probabile che si avvicini più che non « A » o « B » al bene collettivo.
    Questo a condizione che, come dicevo, i rappresentanti rappresentino i cittadini, non altro.

    Meglio è se i rappresentanti cercano di proposito e coscientemente il bene collettivo, ma anche se rappresentassero solo sè stessi in quanto cittadini la loro previsione dei potenziali inconvenienti di « A » e di « B » sarebbe ugalmente significativa.

    Da parte loro ci va lo sforzo di ascoltarsi e prendere per serie le perplessità di chi la pensa diversamente da loro.
    Ci va lo sforzo di collaborare alla ricerca di un « C ».

    = = =

    Leonello Zaquini

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