Home Forums 10 – FARE il cambiamento Preferenze nella legge elettorale

Visualizzazione 5 filoni di risposte
  • Autore
    Post
    • #3957 Score: 0
      portavoce
      Amministratore del forum
      14 punti

      PREFERENZE NELLA LEGGE ELETTORALE – Classifica:

      Si richiede che gli elettori tornino ad avere il potere di attribuire delle preferenze ai candidati presenti nelle liste elettorali.
      Le re-introduzione delle preferenze implica anche l’utilizzo di strumenti di informazione che consentano la conoscenza degli elettori del CV e delle caratteristiche dei candidati.
      Senza le preferenze, i «rappresentanti» eletti non sono e non si sentono rappresentanti dei cittadini, ma sono di fatto funzionari dei partiti e si comportano come tali. La democrazia rappresentativa degenera più decisamente nel partitismo.
      Le preferenze aumentano il potere decisionale dei cittadini e si riduce quello dei partiti.
      L’argomento secondo cui le preferenze favorirebbero il «voto di scambio» e la corruzione è incoerente ed illogico dato che i corruttori sono evidentemente favoriti se il potere decisionale è concentrato nelle mani di pochi boss di partito e non distribuito tra i cittadini.

      Il diritto alle preferenze è molto diffuso nei sistemi democratici. In Lussemburgo ed in Svizzera le preferenze possono essere attribuite anche a candidati di partiti diversi. Si tratta del sistema delle «Preferenze anche disgiunte» che concernono uno dei punti di cambiamento proposti.

      = = =
      Inserito nel testo “Fare il cambiamento”

      • Questo topic è stato modificato 8 mesi, 2 settimane fa da portavoce. Motivo: link videoconferenza
      • Questo topic è stato modificato 6 mesi, 2 settimane fa da Leonello Zaquini.
      • Questo topic è stato modificato 5 mesi, 2 settimane fa da Leonello Zaquini.
    • #4618 Score: 0
      Leonello Zaquini
      Amministratore del forum
      84 punti

      PREFERENZE NELLA LEGGE ELETTORALE

      Si richiede che gli elettori tornino ad avere il potere di attribuire delle preferenze ai candidati presenti nelle liste elettorali.
      Le re-introduzione delle preferenze implica anche l’utilizzo di strumenti di informazione che consentano la conoscenza degli elettori del CV e delle caratteristiche dei cadidati.
      Senza le preferenze, i «rappresentanti» eletti non sono e non si sentono rappresentanti dei cittadini, ma sono di fatto funzionari dei partiti e si comportano come tali. La democrazia rappresentantiva degenera piu decisamente nel partitismo.
      Le preferenze aumentano il potere decisionale dei cittadini e si riduce quello dei partiti.
      L’argomento secondo cui le preferenze favorirebbero il «voto di scambio» e la corruzione è incoerente ed illogico dato che i corruttori sono evidentemente favoriti se il potere decisonale è concentrato nelle mani di pochi boss di partito e non distribuito tra i cittadini.

      Il diritto alle preferenze è molto diffuso nei sistemi democratici. In Lussemburgo ed in Svizzera le preferenze possono essere attribuite anche a candidati di partiti diversi. Si tratta del sistema delle «Preferenze anche disgiunte» che concernono uno dei punti di cambiamento proposti.
      = = =

      Sopra: testo con modifica proposta nella dscussione del 30-01
      = = =
      Testo precedente:

      PREFERENZE NELLA LEGGE ELETTORALE

      Si richiede che gli elettori tornino ad avere il potere di attribuire delle preferenze ai candidati presenti nelle liste elettorali.
      Senza le preferenze, i «rappresentanti» eletti non sono e non si sentono rappresentanti dei cittadini, ma sono di fatto funzionari dei partiti e si comportano come tali. La democrazia rappresentantiva degenera piu decisamente nel partitismo.
      Le preferenze aumentano il potere decisionale dei cittadini e si riduce quello dei partiti.
      L’argomento secondo cui le preferenze favorirebbero il «voto di scambio» e la corruzione è incoerente ed illogico dato che i corruttori sono evidentemente favoriti se il potere decisonale è concentrato nelle mani di pochi boss di partito e non distribuito tra i cittadini.

      Il diritto alle preferenze è molto diffuso nei sistemi democratici. In Lussemburgo ed in Svizzera le preferenze possono essere attribuite anche a candidati di partiti diversi. Si tratta del sistema delle «Preferenze anche disgiunte» che concernono uno dei punti di cambiamento proposti.

    • #4728 Score: 0
      Erminio Ressegotti
      Moderatore
      9 punti

      1 – Preferenze leggi elettorali

      <sup> </sup>

      L’espressione di preferenze con specifico riferimento alla elezione di delegati dai cittadini (popolo sovrano) a rappresentarli nel Parlamento è di estrema importanza nel sistema democratico. La qualità e la possibilità di nominare liberamente persone di conoscenza, capacità e di fiducia è fondamentale per avere la migliore qualità della attività legislativa parlamentare.

      La Costituzione, nella sua stesura iniziale aveva previsto la nomina degli eletti con il sistema proporzionale fra più aggregazioni di cittadini definite partitiche con presenza di libere attribuzioni di preferenze all’interno delle stesse. Non prevedeva la possibilità di candidati singoli al di fuori di tutte le aggregazioni in quanto una gestione di attribuzione del potere decisionale agli eletti in proporzione ai voti ottenuti avrebbe dovuto basarsi sulla percentuale risultante fra voti personalmente ottenuti e voti validi complessivi dei partecipanti al voto. Hanno realisticamente pensato che se il gruppo è una parte di cittadini con pensiero/programma omogenea di Governo, la loro rappresentanza proporzionale del potere era una proposta fattibile ed accettabile. Gli eletti sono nominati a partire da una graduatoria congrua di candidati con la posizione attribuita dalla entità decrescente delle preferenze ricevute. Tutti i candidati eletti hanno il potere decisionale inteso singolarmente uguale ad un voto, a prescindere dalle preferenze ottenute. Ci sono poi molte ipotesi di preselezione e votazione degli eletti o ipotesi di estrazione casuale che saranno oggetti di specifici punti all’interno della tabella di FARE IL CAMBIAMENTO

      Sicuramente oggi siamo di fronte ad ipotesi di modalità di voto che passa da una difesa dal concetto costituzionale della proporzionalità alle liste con libera preferenza fra voto ottenuto e numero di candidati attribuito fino a giungere a ripartizione con premio di maggioranza e liste bloccate.

      Resta comunque irrisolto il problema che Ostrogorski 110 anni fa concludeva con una inevitabile la degenerazione oligarchica e autoreferenziale di tutti i partiti in assenza di strumenti di controllo/partecipazione popolare del loro operato.

      Senza la garantita presenza fattibilmente operativa di questi strumenti tutti i risultati elettorali la degenerazione sarà inevitabile e  più o meno vani i risultati rispetto al desiderio di cambiamento.

      Il primo punto all’ordine del giorno ritengo debba essere la necessità di una convergenza preliminare su questo punto.

    • #4750 Score: 0
      pietro.muni
      Partecipante

      <h1>Limiti del suffragio</h1>
      I sistemi rappresentativi, che si sono andati affermando a partire da due secoli fa, riconoscono il diritto di voto. Lo hanno chiamato «suffragio», mutuando questo termine dalla chiesa, dove era in uso col significato di aiuto, soccorso, preghiera. Analogamente il suffragio indicava la facoltà concessa al cittadino di implorare qualcuno (il rappresentante) affinché si facesse carico di curare i suoi interessi, riconoscendogli così superiori qualità e capacità. È come se l’elettore dicesse al suo candidato: «per favore, ai miei interessi pensaci tu, perché io non ne sono capace». È il tipico atteggiamento del bambino che si rivolge all’adulto o del suddito che si rivolge al sovrano o del fedele al proprio dio per ottenerne un aiuto necessario. In effetti, nel momento in cui appone una crocetta sul nome di un candidato, è come se il cittadino elevasse quel candidato a proprio tutore e interdicesse se stesso, col risultato “di far sì che il popolo stesso presti automaticamente la forza materiale per assicurare il predominio della classe politica dominante sopra sé medesimo” (Rensi 1995: 88-9). In altri termini, nello stesso momento in cui vota, l’elettore rinuncia al suo status di soggetto libero e sovrano, riducendosi a suddito.

      Il suffragio può essere diretto (il cittadino sceglie direttamente il suo rappresentante) o indiretto (il cittadino sceglie un organismo ristretto che poi procederà all’elezione del rappresentante), uguale (ogni voto vale 1) o plurimo (il voto di alcuni cittadini ha un peso diverso rispetto a quello di altri), ristretto o universale (possono votare solo una parte dei cittadini o tutti), palese o segreto (a seconda che il voto sia dichiarato o meno). Oggi, dopo dure lotte, si è affermato il suffragio nella sua forma universale, uguale e segreta, che è visto da molti come una grande conquista democratica. Siamo convinti che un paese “è democratico se permette ai propri cittadini di scegliersi il governo che vogliono attraverso elezioni periodiche, pluripartitiche ed a scrutinio segreto, in base al suffragio uguale e universale” (Fukuyama 1996: 64).

      In realtà, il suffragio universale non si prefigge di conferire potere decisionale al popolo o l’esercizio effettivo della sovranità del cittadino, e tanto meno l’autogoverno popolare, ma “è solo la facoltà concessa ai cittadini di scegliere chi li dovrà governare” (Hirst 1999: 7). “Quando votiamo per eleggere, non decidiamo singole questioni di governo. Il vero potere dell’elettorato è il potere di scegliere chi lo governerà. Dunque, le elezioni non decidono le questioni, ma decidono chi sarà a deciderle” (Sartori 1993: 75). Il suffragio lascia insomma il potere politico saldamente nelle mani dei segretari dei partiti stessi. In esso dobbiamo vedere perciò piuttosto uno pseudo diritto studiato ad arte per far credere al cittadino di essere libero di scegliere, mentre l’unica scelta che gli si consente di fare è a chi dovrà cedere la propria sovranità: è come lasciare al condannato la scelta di che morte morire.

      Il suffragio universale deve essere visto come un contentino che le classi dominanti hanno concesso al popolo per distoglierlo dal reclamare il proprio diritto alla partecipazione politica. In effetti, il diritto di voto serve essenzialmente a trasferire il potere sovrano dal popolo ad un’autorità istituzionale (Re, Consiglio, Parlamento, poco importa). È il voto del suddito, che si illude di essere una persona libera sol perché qualcuno gli ha concesso il diritto di scegliere i governanti. Ebbene, questo tipo di voto è “la forma meno attiva di partecipazione politica, in quanto richiede un impegno minimo che cessa una volta che si è votato” (Rush 1994: 126). Le elezioni “rendono superflua la partecipazione dei cittadini durante il periodo tra le consultazioni elettorali, e in tal senso rendono la democrazia partecipata un accessorio del governo rappresentativo” (Urbinati 2013: 91). Il fatto è che senza partecipazione diretta non c’è che oligarchia. “L’elezione produce aristocrazia non democrazia e i partiti ne sono un esempio aggiuntivo, essi stessi forme oligarchiche che servono a produrre consenso più che garantire la partecipazione dei cittadini” (Urbinati 2013: 92).

      L’errore dei moderni è di aver lasciato credere che il voto finalizzato a scegliere dei capi (tali sono infatti a tutti gli effetti i rappresentanti) sia sinonimo di democrazia. Qualche tempo fa, chi camminava per le strade di Firenze poteva leggere su un muro la seguente scritta: «Tanto va lo schiavo all’urna, che si sente cittadino». Come a dire: si sente libero, ma rimane suddito. Lo aveva capito bene Rousseau, secondo il quale, “dal momento che un popolo si dà dei rappresentanti, non è più libero; anzi non esiste più” (Contratto sociale III, 15). Per il ginevrino, il voto è un atto di spoliazione, con il quale il cittadino rinuncia ai propri diritti e li cede ad un rappresentante, che andrà a governare in sua vece e a suo piacimento. Un cittadino sarebbe libero solo nel momento in cui elegge i membri del parlamento; dopo ritornerebbe ad essere suddito.

      Tratto da P. Muni, Democrazia rappresentativa, 2017, pag. 138-40.

    • #4755 Score: 0
      Erminio Ressegotti
      Moderatore
      9 punti

      Caro Pietro,

      trovo la tua analisi molto interessante per fare chiarezza sul concetto di suffragio universale, condivido quasi in toto quello che sostieni e non voglio dire che gli autorevoli autori citati abbiano espresso affermazioni indiscutibili che purtroppo nella stragrande maggioranza inducono ad una rassegnazione. Non vedo tra i citati significative indicazioni per superare in prospettiva costruttiva le negatività e problematiche da loro evidenziate. Sono politologi che ritengono personalmente esaustivo il loro lavoro rivolto sostanzialmente alle esperienze del passato e del presente ma poco di quello che si potrebbe fare in futuro per migliorarlo.

      Purtroppo credo che nella loro stragrande maggioranza la loro esperienza sia vaccinata e che difficilmente in un futuro sociale anche negativo sulla falsariga di quello che teorizzano, la loro esistenza non avrà problemi di tranquilla sopravvivenza. Forse lo è anche per molti di noi e dei politici eletti.

      Ritengo interessante per il dibattito una riflessione che ho letto e che afferma che sarà inarrestabile l’evoluzione mondiale dei popoli che porterà a rovesciare il rapporto fra cittadini (sudditi) e chi oggi ci governa gestendo il potere in termini autoreferenziali e che tu evidenzi perfettamente, andando verso una partecipazione consapevole ed autorevole dei cittadini alla gestione della società in cui vivono. In sintesi far comprendere ai cittadini di essere quello che l’art. 1 della Costituzione quando afferma cha il popolo è il sovrano e non il suddito che a suffragio universale chiede di essere considerato al meglio nelle loro necessità. Per esercitare questa sovranità diffusa e matura necessitano validi ed adeguati strumenti.

      FARE IL CAMBIAMENTO con questi obiettivi è il lavoro che stiamo facendo.

      Cercando un riferimento concreto, penso che si possa pensare ad una struttura equivalente a società private/cooperative con numero di soci elevato; gli eletti sono da considerarsi degli amministratori delegati a gestire lo stato che è proprietà del popolo sovrano, su mandati di programmi condivisi ed approvati a maggioranza e di ciò sono responsabili. Possono essere rimossi di fronte ad incapacità personale od altro, senza le troppe immunità che si sono attribuite.

      Credo che il pensiero dei padri costituenti, quando proposero che gli eletti dovevano esercitarlo il loro impegno senza vincolo di mandato, paventava il possibile rischio dentro la componente della democrazia rappresentativa con riferimento alla autonomia degli eletti dagli apparati partitici e non nei confronti del popolo sovrano. Al contrario, il vincolo di mandato è doveroso nei confronti degli impegni presi in fase programmatica elettorale.  Ovviamente il dover fare scelte diverse dagli impegni presi è nell’ordine delle cose. Gli strumenti di partecipazione sono gli attrezzi perchè ciò avvenga senza scontri di poteri. Ad oggi la classe politica eletta ha in mano un potere autoreferenziale ed hanno mostrato/utlizzato l’aspetto negativo del suffragio come da te ben evidenziato, il voto del popolo è invece un voto di chi gestisce la sua proprietà e il politici sono delegati sottoposti, se necessario, a rispondere dei loro risultati. Ovviamente far crescere nei cittadini una maturità decisionale consapevole è un impegno indispensabile a cui bisogna lavore con specifici strumenti che sono anche presenti nei punti di discussione per FARE IL CAMBIAMENTO

    • #4866 Score: 0
      Leonello Zaquini
      Amministratore del forum
      84 punti

      A seguito della rounione dei gruppi del 30.01 e’ stata fatta la proposta di aggiunta della frase che metto in evidenta, precisando che occorre assicurare che i candidati possano essere conosciuti .

      Ecco la mia porposta del nuovo testo che integra il suggerimento

      = = =

      PREFERENZE NELLA LEGGE ELETTORALE

      Si richiede che gli elettori tornino ad avere il potere di attribuire delle preferenze ai candidati presenti nelle liste elettorali.
      Le re-introduzione delle preferenze implica anche l’utilizzo di strumenti di informazione che consentano la conoscenza degli elettori del CV e delle caratteristiche dei cadidati.
      Senza le preferenze, i «rappresentanti» eletti non sono e non si sentono rappresentanti dei cittadini, ma sono di fatto funzionari dei partiti e si comportano come tali. La democrazia rappresentantiva degenera piu decisamente nel partitismo.
      Le preferenze aumentano il potere decisionale dei cittadini e si riduce quello dei partiti.
      L’argomento secondo cui le preferenze favorirebbero il «voto di scambio» e la corruzione è incoerente ed illogico dato che i corruttori sono evidentemente favoriti se il potere decisonale è concentrato nelle mani di pochi boss di partito e non distribuito tra i cittadini.

      Il diritto alle preferenze è molto diffuso nei sistemi democratici. In Lussemburgo ed in Svizzera le preferenze possono essere attribuite anche a candidati di partiti diversi. Si tratta del sistema delle «Preferenze anche disgiunte» che concernono uno dei punti di cambiamento proposti.

Visualizzazione 5 filoni di risposte
  • Devi essere connesso per rispondere a questo topic.