Home Forums 10 – FARE il cambiamento Educazione civica alla democrazia ed alla partecipazione Rispondi a: Educazione civica alla democrazia ed alla partecipazione

#4395 Score: 1
Leonello Zaquini
Moderatore
105 punti

Altro contributo imortante alla discussione,
In FB , Pj Dik scrive:
= = =

  • Nella dimensione della Costituzione nella scuola come ambito disciplinare l’Italia ha dedicato a questo tema la legge n.169/2008 che prevede nel primo e secondo circolo d’istruzione, e iniziativa analoga nel campo dell’infanzia, di conoscenze e competenze relative alla formazione dell’uomo del cittadino in “Cittadinanza e Costituzione”, inserite nel percorso curricolare storico geografico e storico sociale.
    È da considerare a questo proposito la trasversalità di queste conoscenze e competenze in una dimensione integrata con tutte le discipline, costituzionalmente sensibili di educare la persona prima e il cittadino poi.
    Etica della responsabilità, costruzione del senso di legalità, diritti e doveri espressi e agiti in modo consapevole finalizzati al miglioramento continuo del proprio contesto di vita, sono da considerare gli assi portanti delle aree di formazione di Cittadinanza e Costituzione.
    Il lungo e travagliato percorso della Costituzione a scuola ha avvio programmi di insegnamento di educazione civica nel lontano 1958 con il DPR. 13 giugno 1958 del compianto on. Aldo Moro, dove si sottolineava l’importanza dell’insegnamento come esperienza di vita democratica in un clima culturale ispirato alla Costituzione.
    Principi valori che sono state poi confermati sia dei programmi del 1979 della scuola media sia in quelli del 1985 della scuola elementare, inserite sempre nell’ambito di Educazione Civica (due ore mensili) e studi sociali.
    Tutto ciò indirizzato a fornire le basi di conoscenza dell’organizzazione della società secondo I principi costituzionali dei suoi aspetti sociali, politici e istituzionali.
    Occorre poi arrivare alla seconda metà degli anni 90 con la direttiva n.58/1996 per veder fiorire in linea con l’iniziale decreto Moro del 1958, le Educazione (alla cultura, alla pace, all’ambiente, alla sicurezza eccetera) che possono essere interpretate come risposta alle emergenze sociali che stavano facendo capolino la vita sociale e civile del paese. Proposte confermate dalla riforma Moratti della legge di delega numero 53 del 2003.
    Oltre ad anticipare in modo originale i contenuti della fondamentale Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) e la successiva Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Nizza 2000 e Lisbona 2007), la nostra Carta limita la sovranità dello Stato verso l’interno, con l’autonomia, e verso l’esterno, in particolare verso l’Europa, «in condizioni di parità con gli altri stati», in nome della cooperazione internazionale e della pace.
    All’Amministrazione scolastica quindi, compete la mediazione fra la legge e l’autonomia, attraverso chiarimenti e azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale che aiutino la scuola stessa a promuovere, in modo non alternativo ma integrato, l’educazione alla cittadinanza e l’insegnamento della Costituzione, nella prospettiva del raggiungimento delle conoscenze e competenze di cui parla la legge.
    Diviene determinante perciò la collegialità progettuale attraverso gli atti di indirizzo del dirigente scolastico al collegio docenti per la redazione del POFT. Attività collegiale e collettiva che ha da essere promossa come valore-comportamento attraverso modalità di concertazione sui binari della legalità, trasparenza, efficacia ed efficienza per la costruzione dell’identità dell’istituto. In questa prospettiva un aspetto peculiare è indirizzato alla gestione dei gruppi e all’ individuazione delle figure di collaboratore che andranno a confluire nello staff di dirigenza che diviene un elemento portante di una organizzazione complessa e articolata come l’istituzione scolastica.
  • Il sistema scolastico giapponese è talmente rivoluzionario che attualmente forma i bambini come ′′Cittadini del mondo” e non come soli giapponesi.
    In Giappone è in corso un rivoluzionario progetto-pilota chiamato “Cambiamento Coraggioso” (Futoji no henko) basato sui programmi educativi Erasmus, Grundtvig, Monnet, Ashoka e Comenius.
    È una rivoluzione concettuale. Gli studenti capiranno e accetteranno culture diverse e i loro orizzonti saranno globali, non nazionali.
    Il programma si basa su:
    – Zero indicazioni ministeriali (ex programmi)
    – Zero compiti
    – Solo 5 materie, che sono:
    1. Educazione finanziaria
    2. Lettura
    3. Educazione civica
    4. Informatica
    5. Lingue (4 o 5 alfabeti, culture, religioni, tra giapponese, latina, inglese, tedesca, cinese, araba; con scambi culturali in ogni paese studiato durante l’estate)
    Quale sarà il “risultato” di questa istruzione?
    Giovani che a 18 anni parleranno 4 lingue, conosceranno 4 culture e 4 alfabeti e saranno competenti nell’uso dei PC e smartphone come strumenti di lavoro.