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Nicola
Amministratore del forum
4 punti

Ho fatto una ulteriore modifica.

dopo aver finito di leggere  Iperdemocrazia di Rodotà.

tra queste due frasi:

Se almeno potessimo fare delle votazioni elettroniche, parte del diritto che noi possiamo esercitare verrebbe portato avanti.

e

Ecco perché il Voto Elettronico è da prendere non solo in considerazione, ma da sviluppare in maniera ancora più aggressiva, per dare modo ai cittadini di esprimere il proprio voto.

aggiungo quanto segue:

 

Uno dei problemi del voto elettronico, ma anche cartaceo ovviamente, è la possibile MANIPOLAZIONE della opinione dei cittadini, da parte delle TV e dei giornali, dei media, prima di una votazione, che può influenzare il voto per un referendum o altro, spostandolo in una direzione o l’altra.

Ad esempio, si pensi all’esito diverso che può dare un referendum sulla pena di morte se poco prima delle votazioni si fanno vedere gli atti di un pericoloso omicida o si da notizia della scoperta del vero responsabile di un omicidio, al posto del quale un’altra persona era stata mandata pochi giorni prima sulla sedia elettrica.
Per questo, occorre una chiare e precisa indicazione di come e quando palare dell’argomento del voto, prima della tornata elettorale, proprio come per il voto cartaceo.
E magari unendo il voto elettronico a votazioni classiche cartacee (referendum o elezioni che siano)
per impedire un abuso di informazioni a scapito della comprensione del quesito e ad una manipolata informazione .
Quindi occorre informazione per gli elettori/votanti , in modo che le persone si formino una opinione con informazione neutra, con pro e contro alla domanda posta in referendum, un Libretto/Opuscolo Informativo in stile Svizzero o Oregon per esempio.
Prevedendo per esempio, i referendum in particolari giorni dell’anno o in coincidenza con elezioni politiche, in questo modo il voto referendario è preceduto da una fase abbastanza lunga di informazione e riflessione che permette di epurare dati emozionali più forti dal voto ed impedire un abuso di informazioni a scapito della comprensione del quesito e ad una manipolata informazione.

Citazione dal libro:
Iperdemocrazia: Come cambia la sovranità democratica con il web – Rodotà – Laterza – 2013
cap.4 – Refrenrum Elettronici.
Il Sondaggio o Sondocrazia:
“Ora, vincoli tecnici a parte (come quelli che condizionano la formulazione e l’esplicazione delle alternative al numero di caratteri che possono apparire sullo schermo), questa procedura pone problemi sia nella sua fase preliminare, che riguarda la scelta del tema da sottoporre a referendum e, soprattutto, nel momento della scelta delle alternative da proporre ai cittadini. Se, ad esempio, si affronta il tema dei tossicodipendenti, si può chiedere ai cittadini di scegliere tra una politica che preveda il loro arresto, una che preferisca il loro ricovero coatto in un ospedale ed una che punti ad allontanarli il più possibile dalla città considerata. La soluzione scelta dai cittadini potrà essere presentata come quella corrispondente all’opinione della maggioranza, e dunque come la più democratica. Ma ai cittadini non è stato chiesto, ad esempio, se preferivano una politica di prevenzione, di cura volontaria, di graduale reinserimento dei tossicodipendenti nella comunità. Uno schema così semplificato – e ancor più quello referendario secco, che ha come unico sbocco la scelta tra un sì e un no – può dunque tradursi in una pericolosa riduzione dell’area delle scelte dei cittadini, cancellando in modo autoritario (o almeno arbitrario) alternative che pure sono realisticamente proponibili. Il rischio, allora, diventa quello di un’eclissi della democrazia pluralista, visto che può essere preclusa la stessa possibilità di valutazione collettiva di soluzioni che una parte dei cittadini ritiene preferibili. Può, anzi, essere negato uno dei caratteri stessi della democrazia, intesa come un regime che garantisce la non esclusione di alcun tema dalla possibilità di discussione e decisione.

Le nuove possibilità tecnologiche assegnano al referendum un ruolo prima impensabile, per la rapidità e la frequenza con cui diventa possibile ricorrere ad esso. Scompare ogni possibile mediatore sociale. La casa/terminale elettronico può essere trasformata in una cabina elettorale permanente. Privata del confronto e della comunicazione reciproca, circoscritta al gioco della domanda e della risposta, la nuova democrazia di massa assumerà i caratteri di una living room democracy, di una soffocante «democrazia del tinello»?”

Queste parole ci devono fare riflettere attentamente sul voto elettronico.
Occorre quindi fare molta attenzione al definire correttamente l’uso del voto elettronico e fare si che non diventi mera illusoria garanzia di democraticità, dovuto al flusso di comunicazioni dei media e non alla necessità specifiche dei cittadini, chiamati a dare risposte a questioni politicamente rilevanti.
Occorre anche fare molta attenzione che l’innovazione tecnologica non tenda prima di tutto a risolversi in un rafforzamento delle posizioni di potere già esistenti, lobbies e altro.

Un altro problema di cui tenere conto, è il tema della ‘alfabetizzazione’ dei cittadini, dunque la necessità di diffondere la conoscenza delle nuove tecnologie e della loro modalità d’uso, se non si vuole avviare un processo di esclusione e dunque di riduzione della democrazia. Occorre anche individuare risorse che, oltre che alfabetizzare, aumentino il livello di istruzione e di reddito, in modo che non divengano anch’esse veicolo di esclusione e non influenzino la partecipazione politica. Ampliando la possibilità di intervento dei cittadini, si possono avviare processi di apprendimento sociale, stimolando la partecipazione di individui e gruppi, non più in posizione marginale o subordinata come nei procedimenti di decisione a piramide. Viene così favorito il confronto tra proposte alternative, di cui è anche incentivata la formulazione.

Cit: “La conoscenza crea le condizioni perché altri soggetti entrino da protagonisti nell’arena politica.”