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Leonello Zaquini
Moderatore
105 punti

Secndo contributo, “Pietro.P” …  (Perveuto via e mail. Il precedente ci e’ stato trasesso via FB da parte di Stefano L ).
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In Italia la fiducia nel Parlamento non supera il 30%. I cittadini chiedono migliorare l’istituto parlamentare.
Ho sostenuto la riduzione dei parlamentari perché tiene conto delle critiche dei cittadini e ciò è l’elemento più importante, visto che la riduzione dei costi della politica ha una dimensione trascurabile. La riduzione del numero degli eletti rende più efficiente e trasparente il percorso parlamentare diminuendo gli attori in scena. Inoltre, favorendo in sede elettorale il confronto su idee e progetti, migliorerà la qualità del personale politico.

I CRITICI cioè i promotori del NO, sostengono che il taglio diminuirebbe la rappresentanza democratica. Non è vero né in linea di principio né in linea di fatto. È evidente che questo è un pretesto (scappatoia) più che un argomento serio. È infatti, impiegata come spauracchio per evitare che si cambi l’attuale assetto istituzionale che (i) gli consente di proteggere lo status quo in cui hanno sguazzato sino ad ora e (ii) gli lascia qualche speranza elettorale in vista della prossima tornata. Tuttavia, voglio approfondirlo per dimostrare, al di là delle pragmatiche intenzioni dei sostenitori del NO che i Liberali si battono per promuovere il cambiamento – a prescindere dai compagni di viaggio – per migliorare la convivenza tra cittadini.

DI PRINCIPIO la democrazia rappresentativa sceglie tra le idee e i progetti dando un peso in base ai voti. Uno vale uno nell’esprimersi, non nell’esser rappresentato quale singolo. La distanza fra elettori e eletti non sta nell’attribuzione fisica, numerica, cioè quantitativa, bensì nel fatto se gli eletti nel discutere e nel decidere nelle aule del Parlamento tengono conto delle conseguenze delle decisioni sui rapporti civili. Anche dopo il taglio, il voto politico resta libero e uguale per ogni cittadino.

DI FATTO il taglio non rappresenta una minaccia per la democrazia, non limita infatti, la rappresentanza rispetto agli Stati UE. Sommando gli eletti nelle due Camere nei vari paesi europei, il rapporto tra eletti e abitanti dopo il taglio colloca l’Italia al quinto posto (un eletto ogni 101 mila abitanti) dopo Germania, Francia, Olanda, Regno Unito mentre senza taglio (un eletto ogni 64 mila abitanti) è all’ottavo posto, superata anche da Spagna, Polonia e Belgio. Non si sono considerate le grandi Democrazie del mondo, quali USA, Brasile ed India, dove il rapporto tra elettori ed eletti è intorno ad un eletto ogni 500 mila elettori.

SI OBIETTERÀ che gli USA hanno un assetto profondamente diverso con Stati, contee, etc. Anche in Italia ci sono le Regioni (una volta le province), le Città Metropolitane, i Comuni, e l’Europa.

Che serva una riforma più generale del funzionamento dello Stato, a cominciare dalle regioni, è in dubbio. Ma proprio per questo da qualche parte si deve cominciare.
I sostenitori del NO non considerano che l’elevato numero di eletti non ha agevolato la vita dei cittadini. In Italia vi sono da dieci a venti volte e più norme che negli altri paesi UE. La critica non è che i parlamentari non lavorano. Piuttosto che operano male.