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Leonello Zaquini
Moderatore
107 punti

Via e mail ci perviene da MM, il seguente testo per “Argomenti per il SI”.
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ARGOMENTI per il SI
“In Italia i rappresentanti sono troppi, e troppi sono quelli retribuiti. Non è solo un problema di costi
finanziari, ma della trasformazione dell’attività di rappresentanza in una vera e propria carriera lavorativa,
con tutte le conseguenze che abbiamo già segnalato. Il numero complessivo dei parlamentari va ridotto: se
ne parla da anni ma la riforma viene sempre rinviata alla volta successiva; anche con quella della destra se
ne parlerà nel 2011”. Così scrivevano, nel 2005, nel libro intitolato “Il costo della democrazia – Eliminare
sprechi, clientele e privilegi per riformare la politica”, pag. 174 (libro che aprì il dibattito, poi amplificato – e
semplificato – da “La casta” dei giornalisti Rizzo e Stella, di due anni dopo) i professori, e senatori del
centro-sinistra, Cesare Salvi e Massimo Villone, quest’ultimo oggi presidente del Comitato per il no nel
referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari.
Per giustificare il cambio di opinione, il prof. Villone scrive che le proposte di un tempo giungevano
“quando vere organizzazioni di partito erano un collettore effettivo della domanda sociale”, mentre oggi
esse “sono ridotte – salvo la Lega – a ectoplasmi” (Il Manifesto, 4.2.2020), e questo non garantirebbe una
seria scelta dei candidati (“quando i partiti fanno ridere, i candidati fanno piangere”: sempre su Il
Manifesto, 8.10.2019).
Si potrebbe dire, invece, che proprio il venir meno di solide organizzazioni di partito rende più arduo
selezionare una classe dirigente numerosa, e rischia di riempire il parlamento di peones pronti ad ogni
avventura in vista del proprio interesse personale. Questo potrebbe spiegare perché si rende utile ridurre il
numero dei rappresentanti anche oltre quello che è il rapporto numerico tra popolo e parlamentari negli
altri paesi europei.
In linea generale, l’inflazione numerica di una carica pubblica tende a depotenziarla. Giulio Cesare, per
consolidare la propria dittatura che preparava l’impero, aumentò a dismisura il numero dei senatori (da 600
a 900), e quello dei titolari delle altre magistrature (i questori, gli edili, i pretori). I circa 400 deputati e i soli
100 senatori degli USA sono potenti e temuti, svolgendo un ruolo di forte contrappeso rispetto al
Presidente, mentre i circa 3.000 deputati cinesi svolgono un ruolo poco più che decorativo, e – anche al
netto del fatto che in Cina vi è un partito unico – un’assemblea così pletorica ben poco altro sarebbe in
grado di fare.
La migliore governabilità dell’assemblea (e delle commissioni che, specie alla Camera dei deputati, sono
oggi numerose come dei consigli regionali) non va quindi a detrimento della rappresentanza, ma serve a
rafforzare il peso specifico del Parlamento rispetto al Governo, togliendo a quest’ultimo qualche pretesto
per abusare di decreti-legge, delegazioni legislative, voti di fiducia, tagliole, ghigliottine e quant’altro. La
strozzatura dei dibattiti, che sembra necessaria quando a parlare vogliono essere in tanti, sarà più difficile
da giustificare quando ad intervenire saranno di meno.