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Leonello Zaquini
Moderatore
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2- I LIMITI DEI PARTITI POLITICI, LA METAFORA DELLA BOTTEGA
Nei paesi dove non esiste o è poco utilizzata la democrazia diretta, spesso si da per scontato che il metodo « partitico » di fare politica ( consistente nel fare eleggere propri rappresentanti negli organi decisionali) sia l’unico possibile per realizzare obiettivi politici.
La storia e la sociologia ci dicono il contrario e ci dicono che i partiti politici hanno oggettivamente e sistematicamente dei limiti nella loro azione.

Questi limiti non sono legati a « cattiva volontà » e non dipendo dai programmi dei partiti, ma sono intrisenci al fatto stesso di svolgere il ruolo del patito e determinati dalla fatto stesso di partecipare direttamente ad elezioni, presentando propri candidati.

Questi limiti sono esemplificabili, facilmente, tramite la metafora seguente.

Supponiamo una bottega, per esempio una salumeria, ed immaginiamo che un salumiere si convinca che la mortadella è buona e faccia bene alla salute.

Allora, se è un buon salumiere, si sforzerà di :

– mettere la mortadella in vetrina ed eventalmente anche usarla come insegna della sua bottega.
– cercherà di impedire che altri bottegai offrano la mortadella.
– cercherà di vendere la mortadella al prezzo più elevato possibile.

Così facendo l’onesto e buon bottegaio, sebbene convinto della bontà della mortadella, di fatto è indotto dal suo stesso mestiere di bottegaio ad agire in modo di ridurre il consumo della mortadella.

Quando invece i cittadini scoprono che la mortadella è buona, agiscono nel modo seguente :

– cercano di fare si che tutte la salumerie la vendano.
– cecando di fare si che il prezzo della mortadella sia il più basso possibile.

Questa metafora esemplifica in modo molto semplice ed intuitivo la differenza tra i partiti ed i gruppi di interesse.

Ma al di la della metafora la storia italiana recente offre ottimi spunti di reflessione ed esempi.
Nel 2007 si costituì quello che di fatto era un gruppo di interesse che propose tre leggi di iniziativa popolare , efficacemente sintetizzate nelle frasi :

– Due mandati poi a casa.
– Parlamento pulito.
– Ridateci le preferenze.

Cittadini anche elettori e simpatizzanti di partiti politici diversi e disparati, attratti dal semplice contenuto delle proposte, accorsero numerosi a firmare. Questo grazie al fatto che l’iniziativa non partiva da nessuno che avesse presentato liste elettorali ne’ si proponeva di farlo e quindi non era « in concorrenza » con altri partiti.

In un pomeriggio (8 settembre 2007) si raccolsero 350 mila firme : sette volte il numero necessario per una legge di iniziativa popolare italiana (50 mila firme), in un lasso di tempo che era un 360esimo del tempo disponibile (6 mesi) : un record planetario.

I promotori e gli attivisti del medesimo gruppo di interesse, alcuni anni dopo decisero di presentare candidati ad elezioni politiche, pur meritevolmente dichiarando di « non voler essere un partito » costituirono un partito.

Le leggi per le quali si erano raccolte le firme e che avrebbero dovuto essere leggi dello stato e valere per tutti :
– due mandati poi a casa.
– Parlamento pulito.

Diventarono l’ « insegna del partito » : gli stessi promotori della raccolta delle firme, diventati il principale partito nel Parlamento, evitano di trasformare in legge – valida – per – tutti quello che preferiscono oggi usare come « insegna ».
Anche il punto :

– ridateci le preferenze.
Lo si usa all’interno della « piattaforma decisionale del partito », invece di essere legge dello stato, valida per tutti i partiti. E questo « esercizio delle preferenze » lo si realizza anche con molte difficoltà e resistenze nel partito stesso ( comprensibilissime e prevedibili in chi fa il « mestiere del partito », pur meritevolmente non volendo incappare nei difetti dei partiti).

Eppure, nonostante questi limiti, il partito M5S resta di certo all’avanguardia nella battaglia per la democrazia nel nostro paese : i temi di cui stiamo discutendo sono molto presnti in quel partito. Inoltre quel partito ha presentato la proposta di modifica della costituzione per l’introduzione della leggi di iniziativa popolare a voto poplare (detta « referndum propositovo »).

Il caso del M5S mette ben in evidenza un fatto, già noto e comprensibile, che il ruolo (del bottegaio o del partito … ecc ecc) determina certi comportamenti, a prescindere dalla volontà e dai programmi.