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Leonello Zaquini
Moderatore
105 punti

Caro Luciano,

Il problema che presenti e’ purtroppo ricorrente in diversi campi di attivita’.
Lo verifico quando ( una volta al mese ) organizzo la ” table citoyenne ” : mi metto in piazza ed ascolto i ” reclami ” dei cittadini.
Poi li riferisco in Consiglio comunale.

Quando insegnavo  ( adesso sono in pensione ) , alla fine di ogni semestre chiedevo agli studenti di dare un ” giudizio” sul mio corso.

Come vedi , anche se in campi molto diversi, si tratta di ” strumenti di democrazia Partecipativa “.

In entrambi i casi si verifica ESATTAMENTE quello che dici tu : il ” popolo ” si esprime male” .

Cosi facendo contribuisce a che si crei un DISTACCO tra ” vertici ” e ” popolo “: i ” vertici ” ( i politici …. i professori … le ” autorita’ … ) trovano l’ alibi che cercavano per ” decidere senza ascoltare ” …. il ” popolo ” se ne rende conto , diventa ” rabbioso ” e … il problema aumenta.

COME FARE ?

Ci va un ” filtro”, ma invece di applicarlo prima, come mi pare avete provato a fare voi, in entrambi i casi che ho citato il problema lo ho risolto ” filtrando ” dopo e cioe’:

-lasciando liberta di espressione.

– raggruppando poi i commenti che ( anche se espressi male ) dicono la stessa cosa o cose simili.

– ” Traducendo ” i commenti dei ” gruppi ” piu numérosi e quindi significativi in una forma opportuna ed in proposte concrete.

Il che fornisce anche un ” peso ” ai commenti.

Certo ha anche ragione Roberto, infatti lo strumento cardine della ” democrazia Partecipativa ” e’ l’ Assembléa Cittadina, dove il ” filtro ” e’ il ” modératore ” della riunione e chi stila il verbale.

Ma non sempre e’ possibile organizzarla.

Grazie Luciano per avere sottoposto un tema cosi interessante.