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Leonello Zaquini
Moderatore
105 punti

Alla proposta e seguito un commento da parte di un esperto nei sistemi di qualita’:

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Commenti a linee guida per i servizi pubblici
In linea di massima, a mio parere, va tutto bene e condivido, salvo fare alcune precisazioni che potrebbero migliorare il documento.
Esprimo i concetti. Come formalizzarli, se del caso, li lascio a voi perché lo “stile” deve essere univoco.
1- Tutto il mio modo di vedere è basato sul parallelismo di quanto succede in una azienda seria: vale a dire la differenziazione tra azionisti (nel nostro caso i cittadini), Consiglio di amministrazione (nnc cittadini utenti o non, estratti a caso da UN ALBO di cittadini qualificati) e direzione operativa. Perchè ALBO? Intendo parlare di cittadini che garantiscano un minimo di preparazione di base su qualità, gestione di un’organizzazione e lavoro di gruppo. Il CQ di cui parlate diventa inefficace e demotivante se a parteciparvi sono persone a livello “bar sport”. Non vorrei essere frainteso: tale certificazione deve essere tale da potere includere un grande numero di cittadini, già preparati per conto proprio o con una auto preparazione guidata.
I consigli devono essere efficaci per essere anche efficienti. Chi parla a vanvera, interrompe gli altri, non sta in argomento e peggio ancora non capisce (credendo di farlo) l’argomento trattato, fa solo l’interesse della confusione a scapito quindi della trasparenza ed innovazione;
2- L’innovazione non è solo “tecnica”, ma anche e a volte soprattutto organizzativo/gestionale;
3- Definizione di servizio. Non concordo sulla differenza tra una pizzeria (io ne so qualcosa…) e un ospedale, ad esempio. TUTTE le organizzazioni forniscono sia prodotti che servizi. Solo con mix diversi. La pizzeria probabilmente 60% prodotto e 40% SERVIZIO ( celerità, qualità, gentilezza del servizio al tavolo, pulizia e igienicità del luogo, piacevolezza del locale e sua frequentazione,…).
Un ospedale, a seconda dei casi, 85/90% servizio e 10/15% prodotti (cibo, medicamenti, protesi, valvole cardiache o similari). Non dimentichiamoci che sono state usate in passato valvole cardiache fortemente difettose quando ne esistevano in commercio di molto migliori. Ma il profitto e/o la corruzione hanno svolto il loro effetto. Ergo: non farei la distinzione che avete fatto voi fra servizio e prodotto. Sono tutte aziende che SERVONO, in modo diverso, l’utente/cittadino. Pensate ad esempio a una mensa aziendale o comunale. Non rientra nel controllo da parte dei cittadini?
4- Quando parlate di “Gestione privata esercitata da uno o più enti di proprietà esclusivamente pubblica” si pone troppa enfasi su “GESTIONE PRIVATA”. In tal modo a me sembra parliate di qualcosa si simile ad autostrade. Della serie “ il bene è mio, ma fate quello che volete e i profitti sono vostri”. Difficile in questo caso parlare di CQ. In alternativa, che non vedo citata o forse sono io che non capisco bene, L’organizzazione “BENE PUBBLICO, PERSONALE DIRETTIVO SCELTO TRA AZIENDE O PROFESSIONISTI NON PUBBLICI PERCHE’ DÌ MAGGIORE QUALITA’, MA STRETTO CONTROLLO E INDIRIZZO DA PARTE PUBBLICA”. Tanto per fare un parallelo aziendale (deformazione professionale) è come quando una azienda privata non intende più gestire operativamente la quotidianità ed assume un dirigente (generale o operativo) esterno, ma lo controlla in maniera più o meno assillante quasi ogni giorno e se non gli va più bene “fora di marroni” e avanti un altro. Ovviamente è una estremizzazione, ma fino ad un certo punto.
5- I CQ di dittadini qualificati assumerebbero il ruolo del consiglio di amministrazione di tale azienda
6- Molto bene la rotazione nel CQ. Più difficile creare mafie. Da valutare la rotazione 3 (un terzo, u terzo, un terzo) a seconda dei casi.
Per il resto per me tutto OK